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Sir Heinrich Von Larsen

~ Qualunque storia, incomincia sempre con una lettera

Sir Heinrich Von Larsen

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Di quella pira, e di altre fiamme

23 martedì Set 2025

Posted by hvlars in Italiano, Seriamente parlando...

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Grazie, e grazie soprattutto a ILDEBO che mi ha fatto scoprire una parola nuova “BIAS” e io che da perfetto giocherellone ha incominciato a canticchia la sigla di – Bia – la sfida della magia –  prima di comprendere la tragicità del significato
Perché il bias non è incanto. È inclinazione. È distorsione.
E quando orbita attorno a un analfabeta funzionale, può trasformare il pensiero in trazione integrale verso il burrone.
Quello che scrivi è prezioso, perché non è una posizione: è una confessione.
E la confessione, quando è sincera, è già pensiero.
Anch’io mi sento lento. Anch’io temo di arrivare tardi.
Ma non credo che la lentezza sia codardia.
È solo un altro modo di camminare.
Chi parte per primo non sbaglia per forza.
Ma chi parte dopo non è per forza in errore.
E se è vero che il tempo cuoce e l’acqua finisce, allora forse il pensiero è proprio ciò che ci resta quando tutto evapora.
Tu parli di staffetta.
Io ci credo.
Ma solo se chi corre non pretende di essere l’unico a sapere dove si va.
Il dubbio non è un bias.
È un modo per chiedere: “Sei sicuro di aver pensato?”
Non per accusare, ma per camminare insieme.

“Di quella pira l’orrendo foco…” cantava Manrico, con la voce di Verdi e il cuore in fiamme.
Ma oggi, mi chiedo: quale pira stiamo accendendo?
E soprattutto: per cosa?
Lo sciopero generale si fa per:

  • Stipendi da fame?
    No.
  • Sanità pubblica al collasso?
    No.
  • Scuole fatiscenti, trasporti indegni, pensioni da fame?
    Nemmeno.
  • Per Gaza.
    Che sia chiaro: il dolore di Gaza è reale. La solidarietà è nobile.
    Ma se la pira si accende solo per ciò che è lontano, mentre in casa nostra il fuoco brucia sotto il tappeto, allora qualcosa non torna.
  • J. K. Rowling autrice di quella storia che fu e viene letta forse più della bibbia HARRY POTTER quando descrive la storia del mondo magico racconta — prima del Decreto di Riservatezza del 1670: “Chi aiuta un Babbano mette legna alla sua pira.”

Ecco, io temo che stiamo mettendo legna ovunque, senza accorgerci che la pira è la nostra.
Che mentre gridiamo per Gaza, qualcuno ci sta togliendo il gas, il medico, l’insegnante, il futuro.

Ho parlato con ILDEBO che, come me, cammina piano.
Un “diesel”, dice lui. Riflessivo, lento, schernito.
E mi ha detto: “Mi vergogno quasi della mia lentezza, mentre il popolo corre.”
Ma io non credo che la lentezza sia codardia.
È solo un altro modo di camminare.
E se è vero che il tempo cuoce e l’acqua finisce, allora forse il pensiero è proprio ciò che ci resta quando tutto evapora.
Tu parli di staffetta.
Io ci credo.
Ma solo se chi corre non pretende di essere l’unico a sapere dove si va.
Il dubbio non è un bias.
È un modo per chiedere: “Sei sicuro di aver pensato?”
Non per accusare, ma per camminare insieme.
Perché il pensiero, quando è solo, ha bisogno di silenzio.
Ma quando è circondato, ha bisogno di coraggio.

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Il cavallo, la flottiglia e il dubbio

21 domenica Set 2025

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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dubbio, global sumud flotilla

Riflessioni tra mito, geopolitica e memoria

“Timeo Danaos et dona ferentes.” “Temo i Greci, anche quando portano doni.” Così Virgilio fa parlare Laocoonte, che guarda il cavallo lasciato dai Greci sulle spiagge di Troia. E io, oggi, guardo Gaza. Non la guerra — quella è troppo grande per le mie parole — ma le verità confezionate che ci girano attorno.

Chiariamo subito: non sono contro Israele, sono pro Gaza. Difendo il diritto di un popolo a non essere ridotto a bersaglio retorico, a non essere travolto da narrazioni tossiche che confondono l’aiuto con l’invasione, la solidarietà con la propaganda.

Il web si è infiammato per le parole del ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, che ha dichiarato che saranno trattati come terroristi. Apriti cielo. Ma io non voglio gridare vendetta. VOGLIO capire.

Ci sono enti come FAO e UNICEF che operano in zone di conflitto sotto la protezione di una biblioteca di leggi internazionali, tutte partorite dal Palazzo di Vetro. Ma la Global Sumud Flotilla? Si muove per scopi umanitari, certo. Ma se non è autorizzata, è semplicemente una flottiglia di navi che potrebbero invadere, con la scusa di portare aiuti.

Le navi che si avvicinano non portano solo viveri, ma anche simboli. E i simboli, si sa, pesano più del carico. (Mio nonno diceva che, nella Prima guerra mondiale, i treni ospedale venivano risparmiati. Nella Seconda, invece, quando si scoprì che trasportavano anche truppe e munizioni, furono attaccati senza tregua. La neutralità — come la speranza — è fragile, quando la guerra cambia forma.)

Non voglio speculare su certe voci che vedrebbero tra gli organizzatori membri di Hamas o altri gruppi terroristici. Non sono confermate. E come diceva mia nonna:

“Non dire A se non conosci l’intero alfabeto.”

Mi viene in mente Dunkirk. La flotta civile che partì per salvare i connazionali bloccati in Francia. Barche da pesca, yacht, traghetti: una marea di legno e metallo mossa da un solo impulso, quello di riportare a casa chi rischiava di morire. Nessuno parlò di invasione. Nessuno gridò al cavallo di Troia. Perché lì, il nemico era chiaro. E la salvezza, altrettanto.

Ma Gaza non è Dunkirk. Qui il nemico cambia nome ogni giorno, e la salvezza si mescola alla propaganda. Le navi che si avvicinano non portano solo viveri, ma anche simboli. E i simboli, si sa, pesano più del carico.

Allora mi chiedo: cosa distingue una flotta umanitaria da una provocazione? L’autorizzazione? Il contenuto? L’intenzione? O forse il contesto, quel groviglio di storia e mitologia che rende ogni gesto sospetto?

Temo anche le navi, quando portano speranza. Perché — in certi luoghi — la speranza è un lusso che si paga caro.

E io, per ora, mi fermo alla lettera D. DUBBIO.

Mentre cerco di dipanare i dubbi che scorrazzano nella mia testa come le bighe di Ben Hur, altre cose succedono in Italia. Cortei, striscioni, slogan. Premesso: hanno buoni intenti, portano speranza a un popolo in difficoltà. È nobile. Ma che utilità hanno?

Bloccheranno tutto — università, scuole, strade — e sorvolando ciò che direbbe mio padre (“ogni scusa è buona per non studiare”), mi chiedo: qual è lo scopo? E soprattutto: cosa gliene frega a Gaza?

Non è cinismo. È dubbio. Perché, se la solidarietà si trasforma in rituale, se il gesto perde il senso e diventa solo rumore, allora non è più aiuto. È teatro.

E se qualcuno usasse quelle manifestazioni per fare cose brutte? Lo so, sono paranoico.

MA HO MEMORIA!

Ricordo Genova, 2001. I cortei per il G8, le bandiere, gli slogan. E poi i Black Bloc, le infiltrazioni, le vetrine in frantumi, il caos. Bastò una scintilla — e la protesta diventò pretesto. E allora mi chiedo: posso aver paura?

Considerando che oltre un terzo della popolazione italiana è analfabeta funzionale, posso aver paura?

Posso temere che la rabbia, la confusione, l’ignoranza si mescolino in un cocktail esplosivo? Che il corteo diventi gregge, che lo slogan diventi dogma, che il pensiero critico venga travolto da un’onda emotiva?

Mi concedete di aver paura? Non chiedo certezze. Chiedo solo il diritto al dubbio. Perché il pensiero, quando è solo, ha bisogno di silenzio. Ma quando è circondato, ha bisogno di coraggio.

Non sempre parlare è un dovere. A volte, il gesto più onesto è tacere. Non per vigliaccheria, ma per rispetto.

Viviamo in un tempo in cui il silenzio è sospetto. Se non parli, sei complice. Se non ti schieri, sei nemico. Se non urli, non esisti.

Ma io non voglio esistere a forza. Voglio pensare. Voglio ascoltare. Voglio camminare in punta di piedi.

L’intellettuale non è un megafono. È un sismografo. Non amplifica. Registra.

Registra le crepe, le vibrazioni, i tremori. Non sempre interviene. A volte, si limita a sentire.

E io sento. Sento che il rumore è troppo. Che la parola è inflazionata. Che il pensiero, quando è solo, ha bisogno di silenzio. Ma quando è circondato, ha bisogno di coraggio.

Io non so. E non sapere, oggi, è un lusso. Un atto di resistenza.

“Cogito, ergo sum” – Penso quindi esisto. – , scriveva Cartesio. Ma io, oggi, preferisco Socrate: οἶδα οὐκ εἰδώς — So di non sapere.

E nel non sapere, cammino. In punta di piedi.

Colui che scrive lo fa con la voce di chi non cerca risposte facili.

Il suo pensiero cammina tra le rovine del mito e le contraddizioni del presente, con la grazia di chi sa che il dubbio è più nobile della certezza.

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Ostia.

08 giovedì Feb 2018

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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#ostia

Normalmente non mi occupo di politica, ma per questa volta voglio fare un’eccezione; non riesco più a trattenere il rospo che ho in gola.

Ad ostia ci sono le mafie, si avete letto giusto ‘le mafie’ due, tre, sette non si sa però; tutto il decimo municipio sa che ci sono ‘le mafie’. Le mafie portano sparatorie, spaccio, prostituzione, come in tutto il resto del mondo, ma ultimamente di parla solo di Ostia come se fosse diventata il moderno vaso di Pandora.

Quando ci fu il commissariamento, venne fatta la fiaccolata ‘noi non siamo mafiosi’, dove circa un migliaio di cittadini ed esponenti della politica sia di destra che di sinistra vi hanno partecipato, il prefetto se ne è uscito con frase storica ‘solo 1000 su 250.000 sono intervenuti, segno questo che la popolazione di Ostia appoggia le mafie (mai che nessuno dia un numero preciso di quante sono).

A parte che ‘le mafie’ si combattono con altre fiaccolate unite ai forconi, ma a nessuno è venuto in mente che quei mille che si sono esposti, speranzosi che un gesto possa risolvere la situazione, sono gli ultimi fuochi di una circoscrizione che si è stufata di essere presa in giro. Il resto della popolazione quella che a detta del prefetto, ‘appoggia le mafie’, etichettata in questo modo, solo perché non si è presentata al corteo (e qui già incominciamo a discutere) si è stufata delle innumerevoli promesse (a vuoto), pretende dei cambiamenti da coloro che dovrebbero amministrare il territorio e non è andato giù l’essere etichettata dalla parte cattiva, perché non ha voluto/potuto partecipare alla fiaccolata.

Ma tutto questo preambolo, sarebbe mera retorica se non cercassi di spiegare cosa serva per risolvere il problema.

Non mi arrogo il diritto, di essere un tipo ‘sapone’, ‘sapereccio’ come diceva Ettore Petrolini intendendo quelle persone che sanno tutto e DEVONO dire a tutti quello che devono fare, perchè LORO sanno tutto; ma essendo un ostiano, mi sento di esprimere il mio parere, perché qui ad Ostia ci vivo.

Le mafie si combattono con la buona politica, e la buona politica (come tutto) pone le basi sulla cultura.

Non ci dobbiamo impaludare sul concetto che cultura sia il solo sinonimo di autori come Dante, Petrarca, Ungaretti e né sul fatto che sia figo decantare una poesia in inglese o francese.

Il concetto di cultura (da non confondere con ‘coltura’ data da programmi come il Grande Fratello, l’Isola dei Famosi, ect; il mondo va avanti e noi siamo ancora rimasti al concetto di piazza; farci vedere e farci ci i… ehm gli affari degl’altri.) racchiude in sé tutto ciò che la mente umana possa concepire, letteratura che si evolve da forma letteraria a forma viva, con attori vivi davanti ad un pubblico. Musica, che da meri segni su un foglio, danno vita ad emozioni se suonati, cantati andando a braccetto con gli attori, dando nuova linfa e nuove sfumature alla letteratura.

Cinema, ultimo nato e quindi ancora giovane (in fondo ha ‘solo’ 123 anni, il primo film, anche se in realtà è un test e considerato un documentario, dei fratelli Lumière, Auguste e Louis, risale al 1895, intitolato L’uscita dalle officine Lumière ‘La sortie de l’usine Lumière’) che è in grado di unire tutte le sopracitate discipline in un qualcosa che ha di magico.

Fare cultura non significa ‘solo’ ma significa ‘anche’ investire denaro. Fare cultura significa non dimenticare, significa ricordare, significa cercare e ricercare. Insieme ai teatri le sale cinematografiche sono spazi di aggregazione importanti e vanno riqualificati con la creazione di aree studio, aree dessay, aree di discussione e di incontro, aree gioco tematico per bambini. Spazi dove poter parlare di tecnica cinematografica, di attori e registi che hanno fatto la storia del nostro cinema ma che hanno anche rappresentato sul grande schermo la nostra società. Piccole sale o grandi sale, multisala o arene, spazi destinati alla cultura dell’immagine in movimento che vanno sostenute con iniziative e con una seria formazione.

Attività che hanno l’onore di togliere ragazzi dalla strada, facendo conoscere loro un mondo che ha origini molto antiche, prima dell’impero Romano e che ancora oggi vengono rappresentate.

Fare teatro non è, una cosa da sfigati o una terapia di gruppo per poveri emarginati, se vedete questo avete visto solo ‘il cocuzzolo’ della parte emersa dell’iceberg.

Significa dare un alleggerimento del disagio sociale e delle difficoltà familiari che grazie alla cultura diffusa del teatro, soprattutto quello amatoriale, diviene base per nuovi saperi oltre ad essere un valido supporto di aggregazione e di utilità sociale. Circa l’80% della produzione teatrale nel Lazio viene sostenuta da compagnie teatrali amatoriali che portano lo spettacolo dal vivo anche nei piccoli centri, dove non esistono strutture idonee, nelle piazze, negli spazi desueti all’arte teatrale, sia per necessità che per desiderio di sperimentazione e senza che questo freni in alcun modo l’entusiasmo del teatrante e del pubblico. La necessità di sostenere questi operatori silenziosi della cultura e le strutture che li ospitano, e che lavorano come associazioni culturali, è quindi indispensabile ed imprescindibile. Un progetto di protezione e crescita di spazi e compagnie non professionistiche, che sono il vero motore di una rinascita teatrale, appare necessario soprattutto in quelle periferie dove il degrado e la criminalità hanno devastato il tessuto sociale.

La musica, la danza, il balletto vanno portati nei piccoli centri, nei piccoli spazi, e grande risalto deve essere dato ai giovani artisti, ai giovani operatori culturali, alle loro idee ed al loro desiderio di esprimersi e di appassionarsi alla vita.

Attraverso la cultura di comunità, di scambio, di aiuto reciproco; di difesa del bene pubblico. Proviamo insieme a considerare l’economia sociale come un’opportunità per consolidare legami ed il desiderio di comunità. Il X Municipio (ma il discorso è valido in tutti i campi) cambierà se insieme torneremo a dare la meritata dignità alla sua storia, alla sua cultura, facendo rivivere la sua aria di libertà nella produzione artistica e culturale come anche nella sua cultura popolare. Potrà cambiare soltanto se, lavorando insieme, riacquisterà l’autorevolezza del suo ruolo all’interno di Roma come crocevia di fedi, di religioni, di rapporti diplomatici e di scambi dove lo sguardo verso il sud del mondo incontra il mediterraneo e lo avvicina all’Europa unita. Fare teatro oltre che attività di spettacolo è sinonimo di inclusione, di crescita, di formazione, di creazione di nuove professionalità.

Queste sono le basi della cultura, ma non è solo questo: è sport, è andare ai musei, viaggiare ovvero fare tutte quelle attività che permettono di aprire la mente e che si possono fare sia da soli che in gruppo.

Paradossalmente, una delle accezioni di ‘cultura’ è ‘aggregazione’.

Il X municipio, sta incominciando a diventare una società multietnica, perché non sfruttare questa occasione per evolverci noi stessi e dare un esempio di accettazione all‘integrazione (molti sono i segnali, basta VOLERLI vedere) con quelli che con disprezzo chiamiamo extracomunitari?

Sul nostro territorio, nell’Ostia Levante c’è da più di vent’anni la scuola di teatro gestita dal Maestro Gianni Pontillo, che punta ad insegnare con percorsi formativi mirati, in un arco di studi di tre anni di cui da qualche anno è diventata ‘Centro di Formazione artistica Accademia di Teatro Dafne 1’.

Da più o meno lo stesso tempo, più di vent’anni, c’è la scuola di musica Acqua Rossa, gestita dal Maestro Bruno Rosati ed altre strutture come Mondo musica, FDM la Fabbrica della Musica, School of rock, di sicuro più giovani, ma sempre ad Ostia Levante.

Ostia Ponente invece ci sono poche strutture che con cocciutaggine vogliono dare, o per meglio dire RIdare lustro a questa parte del territorio.

Dal Teatro Fàrànume, gestito dal Maestro Serafini e dalla signora Maccari, che nonostante tutti i problemi di Ostia ponente, prosegue le sue attività, senza mai aver perso la speranza, ad altre strutture come Ma che musical, Associazione Culturale Arcadia, Readarto officine artistiche.

Perché Ostia Levante ha un comando di Polizia e uno di Carabinieri, mentre Ostia Ponente solo uno di Carabinieri sezione stradale, i quali non prendono denunce dirottando al Comando di via di Fabbri Navali (Ostia Levante)?

Sia chiaro che non è intenzione di cui che scrive, denigrare in alcun modo l’operato dei due corpi di difesa preposti alla sicurezza del cittadino.

Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;

ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici,

infuocato i miei nemici.

E qual è il motivo? Sono un ebreo.

Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano?

Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo?

Se ci avvelenate noi non moriamo?

E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?

Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.

Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta.

La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica;

e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.

[William Shakespeare Mercante di Venezia Monologo di Shylock]

Scusate, ma non ho saputo resistere, ma questo monologo con le dovute eccezioni è ciò che sentono i cittadini di Ostia Ponente nei confronti di Ostia Levante.

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Lo stupro!!!

21 domenica Ago 2016

Posted by hvlars in Italiano, Seriamente parlando...

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#stupro

Ciò che leggete, è un estratto di uno spettacolo denominato ‘In vino veritas’, ed è una raccolta di monologhi riguardanti il vino.

Vi è una canzone, allegra che ha come protagonista, il vino, cantata dal grande Gigi Proietti.

Solitudine, amarezza, delusione tutti temi che portano ad abbracciare la bottiglia di vino; uno di questi monologhi è lo stupro, da sapore amaro. Visto dagli occhi di chi:

LO STUPRO 

Se ti capiterà di essere stuprata non ti crederà nessuno. Non solo. Il più delle volte ti ritroverai tutta la famiglia contro. Se lo stupro avverrà fuori casa ti diranno sempre che è colpa tua. Te la sei voluta. Sicuramente ci stavi, l’hai provocato, che menti spudoratamente e sei tu la sgualdrina e vuoi rovinare la vita del tuo stupratore. Se è impossibile mettere in dubbio la tua parola ed è dimostrabile, in modo concreto, il fatto che tu sia stata stuprata, allora diranno che lui è malato, è stato colto da un raptus, o era sotto l’effetto di strane droghe. Nessuno ti chiederà come mai eri costretta a prendere il tram, bus, la metro in periferia a tarda ora. Nessuno si interrogherà sulla tua situazione economica. a nessuno importerà di te e non ti crederanno mai. In qualunque luogo avverrà lo stupro sappi che  ti tratteranno da puttana, Dopo lo stupro avrai la sensazione di essere stata stuprata mille volte da tutte le persone che ti hanno usata e ti hanno violentata ancora per raggiungere i loro obiettivi. Potresti chiederti se hai fatto bene a raccontare, se effettivamente questo era il modo attraverso il quale volevi superare la tua brutta esperienza, se non era meglio che te ne stavi chiusa in casa. Potresti chiederti tutto questo ma dovrai innanzitutto ricordare che tu sei più importante di tutti i fottuti stronzi e le stronze che ti girano attorno come avvoltoi in attesa che il tuo cadavere gli sia utile per legittimare qualunque cosa. Perciò, se ti capitasse di essere stuprata, puoi fare alcune cose ricordandoti però che la violenza non è meno violenza quando accade altrove.

Quella sera avevo bevuto e abbiamo flirtato, ci siamo anche baciati. Ma quando sei andata a dormire nella stanza degli ospiti e ti chiesi se avessi bisogno di un compagno di ‘coccole’, rispondesti con un ‘no’ chiaro e tondo.

Più tardi, quando mi intrufolai nel tuo letto e tu dicesti nuovamente ‘no’. Cominciai a soffocarti, hai lottato, dicendo di ‘no’ con tutto il tuo corpo. Lottavi, lottavi e gridavi e piangevi poi… all’improvviso… il silenzio… perdonami perché io…non potrò mai perdonarmi…

Nonostante tutti i miei buoni propositi non riesco a, come si dice qui a Roma, tenermi il cecio in bocca.

 Ogni volta che in giro per Ostia, o sul web, e vedo i manifesto contro la violenza delle donne mi fermo a pensare; più mi fermo a pensare, più mi rendo conto che vi è un errore… un vizio di forma.

Intendiamoci, il vizio di forma non è nel voler denunciare questa aberrazione ma, nel modo  con cui essa viene denunciata.

Nell’immaginario collettivo, quando si parla di violenza sulle donne, si pensa subito allo stupro obliando le altre facce della Violenza sulle donne, ovvero: VIOLENZA FISICA, SESSUALE, PSICOLOGICA, ECONOMICA E STALKING.

Concentriamoci, per adesso sulla violenza sessuale.

Con un esempio alla spicciola, poniamo che  lo stupro sia un raffreddore. Ogni volta che io ho il raffreddore, prendo l’aspirina per debellare la malattia. Se però ogni volta che piove, o che fa freddo io non mi copro o sto al caldo avrò sempre il raffreddore.

Ora,  lo stupro in se è solo un vile atto meccanico, e se tutto si fermasse qui, allora altro non è che un mero spreco di parole e di inchiostro digitale.

Non mi stancherò mai di denunciare il fatto che viviamo in una società  misogena e patriarcale

 

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I morti non dimenticano

09 sabato Lug 2016

Posted by hvlars in Italiano, Seriamente parlando...

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Quest’articolo è un evoluzione di ciò che ho scritto su Facebook.

Purtroppo Facebook non permette una formattazione evoluta, per cui lo ripropongo qui.

11 Settembre 2001: Stati Unit – attentato alle torri gemelle, New York, dove morirono 2.752 persone, tra queste 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti.
Noi subito a dire ‘siamo tutti americani…’ tutta L’Italia si fermò per un quarto d’ora per omaggiare i morti di quella tragedia.

7 e il 9 Gennaio 2015: Francia – attentato agli uffici del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, e il supermercato Kosher Hyper Cacher, a Porte de Vincennes. Rimasero uccise diciassette persone.
Noi subito a dire; ‘Je suiss Cherlie Hebdo’ e subito a mettere la nostra foto con la bandiera francese. Il presidente francese François Hollande ha dichiarato ‘Chiunque abbia sfidato al Francia, ha sempre perso!!!’ Peccato che a Waterloo stanno ancora ridendo…

22 Marzo 2016: Belgio – Aeroporto di Bruxelles, ci sono state due esplosioni presso la sala delle partenze dell’aeroporto di Bruxelles-National verso le ore 8:00 del mattino: una esplosione vicino ai banchi di accettazione delle compagnie American Airlines e Brussels Airlines e l’altra vicino ad una caffetteria Starbucks.
Stazione della metropolitana Maelbeek/Maalbeek, una terza esplosione ha avuto luogo sul vagone centrale di un convoglio della metropolitana nel centro di Bruxelles. Il treno stava viaggiando tra le stazioni di Maelbeek/Maalbeek e Schuman alle ore 9:11 locali.
32 morti e 250 feriti.
Noi subito a piangere ‘Ma come si fa, che bastardi….’

Siria, secondo il modo di pensare tutto italiano… ‘che ce frega, so abituati a fasse sparà!’

1° luglio 2016: Bangladesh – Dacca; alle ore 21:20 locali, sette terroristi hanno aperto il fuoco all’interno del ristorante Holey Artisan Bakery situato nel quartiere diplomatico di Gulshan della capitale, non distante dall’ambasciata italiana. Dopo aver lanciato alcune granate a mano hanno preso in ostaggio alcune decine di ostaggi ed ucciso due poliziotti durante una sparatoria con le forze dell’ordine. Ventidue (9 italiani, 7 giapponesi, 5 bangladesi, 1 indiano e 1 statunitense) stranieri e sei attentatori sono morti durante l’attacco mentre uno dei terroristi è stato catturato e tredici ostaggi liberati dalle forze armate bangladesi, mentre sono state ferite altre cinquanta persone, principalmente militari.
Noi che abbiamo fatto un casino assurdo per i cazzi dell’altri (scusate, ma capirete perchè uso queste parole forti) ci si aspetta che per i nostri connazionali, che si trovavano in Bangladesh, siamo pronti a scatenare l’inferno..’Si ferma ai quarti l’avventura dell’Italia a Euro 2016. A Bordeaux la lotteria dei calci di rigore premia la Germania, che vince 7-6 e vola in semifinale. Dopo un primo tempo con poche emozioni, i tedeschi la sbloccano al 65′ con Ozil. Boateng ferma con le mani un colpo di testa di Chiellini e al 78′ Bonucci pareggia su rigore. Ai supplementari non cambia nulla: ai rigori l’errore decisivo è di Darmian dopo gli sbagli di Zaza, Pellè e Bonucci.‘ però va detto che prima della partita hanno mantenuto un minuto di silenzio… ‘zo pe!

Nessun giornale parla dei nove italiani TORTURATI, MUTILATI E UCCISI, perchè?

-Se stavano a casa non sarebbero morti.- se mio nonno aveva tre palle era un flipper.

Chi erano e perchè stavano lì?

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–Simona Monti: Non  ha fatto nemmeno in tempo a fare tutti gli esami per sapere come stava il bambino che aveva in grembo. Lavorava per la Mauli Spa di Revello (Cuneo) ed era a Dacca da circa un anno, per occuparsi di controllo di qualità nelle ditte fornitrici locali. Gli Italiani uccisi non sono nove, ma dieci!!!

–Marco Tondat: 39 anni, era andato a lavorare a Dacca, come supervisore di un’azienda tessile, per assicurare un futuro migliore alla figlia di 5 anni. Originario di Spilimpergo, si era poi trasferito a Cordovado, sempre nel Pordenonese. Era separato, e in Italia aveva trovato solo occupazioni stagionali. Così un anno fa aveva deciso di andare in Bangladesh.

–Christian Rossi: Doveva tornare proprio venerdì a casa, a Feletto Umberto, una frazione del comune di Tavagnacco, Udine, per passare le ferie con la moglie e le due bimbe, gemelline di tre anni. Aveva deciso di ritardare la partenza di un giorno per concludere gli affari e anche per quella cena di lavoro che è stata l’ultima. Manager della Bernardi, azienda d’abbigliamento friulana, comprava i tessuti. Dopo il fallimento del gruppo tessile, sfruttando le conoscenze nel settore, aveva deciso di mettersi in proprio fondando con un socio un’azienda di consulenza e di intermediazione.

–Nadia Benedetti: Manager di successo, che girava il mondo in continuazione e aveva scelto Dacca come sua seconda casa. Il padre, fondatore della Bengler in via Cassia, l’aveva accompagnata in Bangladesh per insegnarle quello che sarebbe stato il suo lavoro: raccogliere ordinazioni dalle più importanti case di moda in Europa e negli Usa, scegliere le stoffe in Cina e in Australia, seguire la produzione sul posto (era specializzata in maglieria) fino alla spedizione.

– Adele Puglisi: Nella capitale del Bangladesh Adele lavorava come manager per Artsana da aprile del 2014.

– Claudia Maria D’Antona: 45 anni e gli ultimi 5 li aveva passati a fare la spola fra la Brianza e il Bangladesh, dove aveva aperto un’azienda tessile, la Star International. Pochi dipendenti e molta iniziativa imprenditoriale.

– Claudio Cappelli: 45 anni e gli ultimi 5 li aveva passati a fare la spola fra la Brianza e il Bangladesh, dove aveva aperto un’azienda tessile, la Star International.

– Maria Riboli: Per Luciano Davanzo, amministratore delegato del gruppo Imprenditori tessili di Milano, era stata una sorpresa, anni fa, incontrare a 8 mila chilometri di distanza, in Bangladesh, una ragazza del suo paese, un paese di mille abitanti, Vigano San Martino. Maria l’aveva lasciato dopo il matrimonio per trasferirsi con il marito Simone Codara, 43 anni, a Solza, altro minuscolo centro, ma in tutt’altra zona della provincia di Bergamo, verso la pianura.

– Vincenzo Dell’Estro: Impiegato in un’azienda tessile,

Io mi sarei aspettato che noi tutti italiani, come un sol uomo, giù in piazza al suono:

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d’Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Sù, giovani schiere,
sù al vento per tutto le nostre bandiere
Sù tutti col ferro, sù tutti col foco,
sù tutti col nome d’Italia nel cor.

Invece… ‘Aho pe colpa dei sti quattro crucchi (Kroos, Draxler, Hummels, Kimmich, Boateng, Hector) semo fori dar mondiale’

Io non ho parole, e ho finito pure le parolacce… voi?

Concludo questo articolo con le parole di Magdi Cristiano Allam.

Da un ristorante all’obitorio, dall’autopsia al dimenticatoio. Che fine hanno fatto i nove italiane barbaramente massacrati dai terroristi islamici a Dacca?

Il governo del Bangladesh ha espresso un livello di umanità e di civiltà proclamando due giorni di lutto nazionale. In Italia non è stato neppure indetto un minuto di silenzio in ricordo dei nostri connazionali.
Di loro ormai non si parla più. Ci saranno dei funerali di Stato? Le esequie funebri saranno celebrate separatamente? Quando? Dove?
Possibile che il Governo italiano non abbia ritenuto di dover tributare il lutto nazionale per la più grave strage di italiani perpetrata dal terrorismo islamico? Possibile che si sia deliberatamente scelto di parlarne il meno possibile fino al punto da farne dimenticare la memoria?

 

 

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IL Medio Evo, non se n’è mai andato.

31 venerdì Lug 2015

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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Da un archivio, ho ritrovato questo articolo… lo so è vecchio di quasi un anno

Stavo allegramente girovagando su facebook, in attesa che un rendering di un modello 3d si completasse che  mi capita di leggere un post condiviso da una mia amica.

“Ieri sera torno a casa dal lavoro di fretta, erano le dieci meno dieci e alle 22 e 01 la nostra astronauta Samantha Cristoforetti  doveva lasciare la Terra – prima donna italiana – per elevarsi a 400 km dal suolo, scrivere la storia e portare le italiane e l’Italia tra le stelle, sulla Stazione Spaziale Internazionale. Samantha Cristoforetti (Milano, 26 aprile 1977) è un'aviatrice e astronauta italiana.     Laureata in ingegneria all'Università Tecnica di Monaco di Baviera, laureata in Scienze Aeronautiche, Sciabola d'Onore per meriti accademici; in qualità di pilota militare si è specializzata presso la scuola di volo per piloti militari ENJJPT (Euro-Nato Joint Jet Pilot Training) di Wichita Falls, in Texas.     Ha accumulato più di 500 ore di volo su aerei da addestramento e combattimento.     Nel maggio 2009 è stata selezionata come astronauta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA), prima donna italiana e terza europea in assoluto dopo la britannica Helen Sharman (in missione nel 1991) e la francese Claudie André-Deshays (2001). Alla selezione, che prevedeva la scelta di sei astronauti, avevano partecipato più di 8500 aspiranti.     Il 30 novembre 2014 raggiungerà a bordo di una Sojuz la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per una missione della durata di 6-7 mesi e sarà la prima donna astronauta italiana a volare nello spazio.     Grazie Samantha, porta l'Italia tra le stelle!
La 37 enne della provincia di Trento parla italiano, tedesco, inglese, francese e russo; laureata a Monaco in ingegneria meccanica, pilota espertissimo, specializzata in Texas, selezionata tra quasi 9000 candidati preparatissimi (super-genio tra i geni) ma rimanendo sempre umile: insomma l’esempio di quanto di buono può fare una persona col proprio corredo di neuroni quando ha volontà, dedizione e coraggio. Un esempio da mostrare nelle scuole elementari. Neanche mi levo la giacca e corro in salone. Accendere il pc richiederebbe troppo tempo e lo streaming mi farebbe osservare in leggera differita un evento che invece volevo vivere in diretta. Accendo la televisione nella sicurezza di trovare le immagini della nostra astronauta, non certo a reti unificate, ma almeno sul primo canale “

Viene fatto un nuovo lancio? Wow una italiana farà parte dell’equipaggio era da tanti anni, se non erro dall’ultimo shuttle andato distrutto, quindi posso sperare che ‘Un grande passo per l’umanità, un piccolo passo per lItalia.

Lo so, lo so che Neil Armstrong ha detto ‘Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità’ ma spero che abbiate capito…

Dovremmo essere contenti, del fatto che forse, non si parlerà del nostro paese per le cazzate che facciamo, ma perchè una di noi è stata nello spazio… e mentre il mio amor di patria, tentava di rifiorire leggo questi post… e cadde (l’amor di patria) come corpo morto cadde.

Veramente una vergogna tutta Italiana… Interrompere una radiocronaca del derby per dare spazio ad un lancio con la prima donna italiana a bordo è stato sicuramente uno dei momenti più bui della radio. Ci sono state molte altre missioni con donne a bordo, non vedo la storicità dell’evento!

Ma come, pensai, una delle poche donne che non mostra il culo e non sventola le tette; ma fa una cosa che dovrebbe (formula dubitativa) dare lustro a questo paese… ma forse non ho letto bene… ‘Mamma mia che cesso di donna che abbiamo mandato su’ magari la prossima volta mandiamo la Minetti… meglio di no magari gli esplodono le tette e ci tocca pagare i danni. Quando io esprimo le mie paure, sul fatto che le giovani generazioni stanno vivendo un fenomeno di ‘Analfabetizzazione funzionale o di secondo livello’ vengo tacciato come cui che non capisce niente, o peggio ‘sei il solito esagerato’ per cui rispondo con ‘Nemo propheta in partia!’ (Nessuno è profeta nella propria patria) per poi cadere con un tonfo sordo entrambe le palle quando dicono ‘Fai tanto il letterato e ti metti a citare il film della Pixar ‘Alla ricerca di Nemo.’ Bene, essendo io un maschio (e lo so perchè almeno un paio libri di anatomia elencano l’attrezzatura di serie proprio del genere maschile, della quale il sottoscritto dispone) e quindi per antonomasia adoratore di culi e tette svolazzanti, nonchè fervido tifoso del calcio, urlerò quanto segue… Samantha Cristoforetti E’ TORNATAAAAAAAAA e fanculo a tette culi e calcio.
Chiudo questo post con una frase che sicuramente farà arrabbiare molti, per la forte impronta maschilista “Le Donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di ‘mostrare’ nulla, se non la loro intelligenza.’ On. Rita Levi Moltalcini ((Torino, 22 aprile 1909 – Roma, 30 dicembre 2012)

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Le puttanate, vengono da Basso; da Fortezza da Basso

31 venerdì Lug 2015

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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#stupro #ragazza #fortezzadalbasso

Sto seguendo la vicenda di questa povera crista, con un misto di schifo, parolacce e di altre cose che non posso dire, pensatele voi quelle che volete. Non basta il fatto che che a questa povera ragazza siano passati sette anni da incubo no, adesso grazie a questa sentenza, si è ritrovata come era sette anni fa; all’inizio. All’inizio di un incubo, un incubo che non morirà mai, un incubo del quale sarà sempre lunedì mattina e mai domenica. Ho trovato, un’articolo di risposta, di uno degli avvocati difensori, alla lettera di sfogo, di questa ragazza sul blog Abbattiamo i muri «Se fossi morta sarei più credibile?»
Non voglio, gettare fango… ma leggendo quest’articolo mi sono sorti alcuni dubbi; che voglio condividere con voi e lo farò tra parentesi quadre.
«Sta infangando la vita di 6 innocenti»

 La risposta dell’avvocato di uno dei sei giovani accusati di stupro e poi assolti, dopo il post amareggiato della ragazza che nel 2008 li denunciò di violenza sessuale

Qualche ora dopo la pubblicazione dell’articolo «Se fossi morta sarei più credibile?», il post amareggiato della ragazza che denunciò sei coetanei di averla violentata nel 2008 alla Fortezza del Basso e appena assolti dalla Corte d’Appello di Firenze, abbiamo ricevuto un’email da Salvatore Santagata, avvocato di L.P, uno dei sei. La lettera della giovane che oggi ha 29 anni era un commento sulla sentenza che ritiene ingiusta: «A sette anni di distanza ho ancora attacchi di panico, ho flashback e incubi e lotto giornalmente contro la depressione e la disistima di me». Come abbiamo dato spazio alle sue parole, crediamo sia giusto darne altrettanto alla controparte. Qui riportiamo l’email ricevuta: «In qualità di difensore di L.P., uno dei ragazzi accusato falsamente di aver commesso il più odioso dei delitti tra quelli contemplati dal codice penale, ritengo necessario ristabilire quella verità che per sette anni è stata distorta infangando la vita di sei (in realtà sette, vedremo poi perché) ragazzi e delle loro famiglie. La sentenza della Corte d’Appello di Firenze ha riconosciuto l’innocenza degli imputati semplicemente perché è stato dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che non vi fu alcuna violenza sessuale di gruppo e che la ragazza non era e non è assolutamente attendibile, perché non si può riconoscere la patente di attendibilità a chi ha calunniato un povero innocente (il settimo ragazzo) ed ha mentito per ben 29 (ventinove!) volte.

[vorrei ricordare: stato di post-sbornia, shock, paura. Se ha mentito queste 29 volte, dove è possibile leggere le dichiarazioni di questa ragazza? Così per curiosità.]

In questa triste vicenda, infatti, nessuno ha ricordato che durante tutto il processo di primo grado i ragazzi accusati dalla sedicente vittima erano sette e non sei. Per fortuna, però, il Tribunale di Firenze – nonostante la ragazza abbia riferito più volte, sotto giuramento, di avere impresso il ricordo di questo settimo ragazzo, con il cappello e la camicia nera, nell’abitacolo della macchina nel momento in cui cominciarono le presunte violenze di maggiore gravità – ha escluso la sua presenza per una serie numerosissima di circostanze oggettive, tutte puntualmente riscontrate, che lo collocavano altrove rispetto al luogo della presunta violenza. A tale proposito è bene sottolineare che la sedicente vittima non ha impugnato la sentenza di assoluzione pronunciata in favore di questo settimo ragazzo. infatti, è stato invece assolto il brasiliano di 29 anni, D. De M. S. [La Nazione Firenze 14/01/2013] Alla calunnia di cui abbiamo appena detto, si aggiungono le 29 falsità di cui riportiamo, in via di estrema sintesi, soltanto le più rilevanti:

1.Il Tribunale di Firenze (nella sentenza di primo grado, confermata sul punto da quella di appello) ha affermato che gli esami medici compiuti escludono la violenza sessuale descritta dalla ragazza stante la TOTALE CARENZA DI TRACCE DI ESSA, pacificamente incompatibile con un episodio di stupro di gruppo.

2.Sempre per il Tribunale di Firenze (nella sentenza di primo grado, confermata sul punto da quella di appello), la ragazza mente anche sul luogo della presunta violenza poiché dagli accertamenti tecnici esperiti “Non è revocabile in dubbio che a quell’ora gli imputati,(…), fossero nella zona dove tutti sostengono (…). L’incontrovertibile ricostruzione non può che essere messa in relazione con la testimonianza sul punto della persona offesa, pregiudicandone fortemente l’attendibilità, anche con riguardo alle risposte, in controesame a specifiche domande, di espressa esclusione da parte sua che la fase più grave dell’accaduto avesse avuto luogo presso lo “Strizzi garden” (…).

[visto che: ‘Prima di lui hanno testimoniato tre giovani, un ragazzo e due ragazze. Il primo aveva visto la giovane su una giostra, circondata da un gruppo, dal quale ogni tanto ”uno si staccava, la baciava e la palpeggiava”. Poi lui stesso, mentre stava uscendo con alcune amiche, la vide lasciare la Fortezza, ”sorretta da due ragazzi”’, domanda, scusate ma io sono stupido; passi il ‘uno si staccava, la baciava e la palpeggiava’ quindi si può supporre che ci stava, ma la frase successiva mi lascia un pochino perplesso ‘sorretta da due ragazzi’ come faceva ad essere ‘presente a se stessa’ se era sorretta da due ragazzi?]

3.La Consulenza Tecnica tossicologica depositata in sede di appello ha escluso, nonostante i ripetuti racconti della sedicente vittima, che la ragazza fosse ubriaca all’uscita dalla Fortezza da Basso. Infatti, è stato accertato che a quell’ora la concentrazione ematica di alcol della sedicente vittima era inferiore a 0,8 g/l ed era in fase di costante diminuzione.

[Come è stata misurata questa concentrazione ematica di alcol, e a quando si riferisce quel ‘è stato accertato che a quell’ora’? Mi par di capire che come ‘è stato accertato che a quell’ora’ ci doveva essere una unità medica che per puro caso si trovava li e, non avendo un cazzo da fare, prendeva campioni cosi a buffo sulle percentuali di alcol nel sangue. Se c’era questa unità, perchè non è intervenuta? Alla faccia del giuramento d’Ippocrate; o ‘a quell’ora’ si riferisce a quando ha fatto la denuncia… il giorno dopo???]

In buona sostanza, non vi è una sola parte del racconto narrato dalla sedicente vittima che abbia trovato conferma nella realtà dei fatti; ecco perché la Corte d’Appello di Firenze ha assolto i sei imputati, non perché abbia espresso un giudizio di disvalore nei confronti della condotta di vita della ragazza che mai è stata stigmatizzata, ma semplicemente perché innocenti. Fino ad oggi avevamo deciso di non rispondere ai numerosi articoli di stampa né alle provocazioni dei tanti che, senza conoscere neppure una pagina delle migliaia che compongono l’istruttoria di questo processo, si sono permessi di esprimere giudizi gravemente lesivi della dignità e della reputazione dei Giudici della Corte d’Appello di Firenze nonché delle sei vittime di questo processo; dopo oggi, rivendichiamo la verità storica e processuale degli accadimenti e preannunciamo che agiremo nei confronti di chiunque tenti di distorcerne il contenuto». [NON è mia intenzione di distorcerne i fatti, ma semplicemente le mie sono constatazioni logiche su quello che leggo e aggiungo il desiderio di poter leggere gli atti, ma non per distorcere o deformare la verità storica e processuale, lungi da me, ma per avere una chiara idea di ciò che è stato.] Analizzando l’articolo del 01/09/2012 si legge che:

La giovane, allora ventiduenne, fu violentata nella notte tra il 25 e il 26 luglio del 2008 nel parcheggio della Fortezza da un gruppo ragazzi. – Cercò di aiutarla, di trovare le parole giuste per convincerla ad andare all’ospedale e denunciare quanto successo ai carabinieri, di raccontare cosa era accaduto quella maledetta notte tra il 25 e il 26 luglio del 2008 quando fu violentata in un parcheggio della Fortezza da Basso. Poi, il giorno dopo, si fece dare da lei il numero di uno dei 6 o 7 giovani che erano con lei la sera prima e lo chiamò: ”Io non c’ero, io non c’entro” mi disse subito al telefono, prima ancora che io riuscissi a chiedergli se era orgoglioso di quello che avevano fatto”. E’ una parte della testimonianza dell’allora fidanzato della ragazza che nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2008 fu violentata in un parcheggio della Fortezza da Basso. Un’udienza anche drammatica, nel corso della quale il giovane ha confermato quanto dichiarato alla polizia nei giorni subito dopo lo stupro di gruppo che la ragazza, all’epoca 22enne, aveva denunciato. Tra molti ”non ricordo, sono passati oltre tre anni e mezzo”
[cioè, mi pare di capire che il processo è stato istruito dopo tre anni e mezzo dallo stupro? Ammetto che in questo caso l’articolo non è chiaro.]
sui quali i difensori degli imputati hanno messo l’accento, spesso interrotti dal presidente, il giovane ha ricostruito le due telefonate avute con la ragazza intorno alle 4 di notte, ”torno a casa con grande dolore, mi hanno presa in 6 o 7 e mi fa male dappertutto”. Solo il giorno dopo, pero’, la giovane convinta anche da un’amica, si reco’ all’ospedale e presento’ denuncia. Lei, due di quei ragazzi li conosceva e per gli inquirenti fu facile arrivare a tutto il gruppo. L’ex fidanzato, il rapporto tra i due si interruppe già nel settembre 2008, nel corso della sua testimonianza ha ricordato che la ragazza, ”non reggeva l’alcool”, gli disse subito che l’avevano fatta bere e che uno di loro, prima della violenza di gruppo avvenuta in un’auto lontana da possibili testimoni, l’aveva costretta a un rapporto orale nel bagno di un bar della Fortezza, dove era in corso una delle serate organizzate nell’ambito dell’Estate fiorentina. In un altro articolo si legge che:  Firenze, 13 maggio 2011 – “A un certo punto staccai il cervello, la testa, fu come un black out. Fu una forma di autodifesa. Poi, quando mi ripresi, inizia a scalpitare, li scacciai”.  E’ un passo del racconto della ragazza che nel luglio 2008, quando aveva 23 anni, denunciò un gruppo di giovani accusandoli di averla violentata in un’auto, nelle vicinanze della Fortezza da Basso, a Firenze. Oggi, in aula, la giovane ha risposto alle domande degli avvocati e del pm. Come nelle scorse udienze, c’erano alcuni dei sette imputati, anche con i genitori. La giovane ha ricostruito un rapporto sessuale avuto quella sera con un imputato – “Un’esperienza che mi lasciò una brutta sensazione, ma che, per superarla, mi chiusi come in una parentesi”, ha ricordato. Durante una festa alla Fortezza, la ragazza ha denunciato, l’avrebbero fatta bere molto. Poi, usciti da là, la violenza di gruppo, in auto, con i giovani che si avvicendavano per abusare di lei. Fu in quei frangenti, ha raccontato stamani, che staccò’ il cervello, ”come autodifesa”.
Lei ha scritto che la violenza non è stata soltanto quella notte, ma pure quella che una donna deve subire nelle indagini della polizia, “e le 19 ore di processo in cui è stata dissezionata” la sua vita.
“Devi convincerli di essere credibile. Se hai girato un film con un amico in cui facevi il personaggio della prostituta vogliono sapere come mai. Così indagano sui tuoi gusti sessuali, con chi sei stata prima, per quanto tempo. Sul fatto che sei femminista, che lotti per le battaglie lgbt o se hai partecipato a una manifestazione. Al processo un avvocato ha tirato fuori una foto postata tre anni dopo su un social in cui sorridevo a un concerto, per dimostrare che non stavo poi così male”.
[Non è una cosa nuova: ‘«La condotta della guerra si fonda sempre sull’inganno» (Sun Tzu, L’Arte della Guerra) Strategia come arte dell’inganno, ma non solo, l’artista è colui il quale è capace di piegare l’avversario alla propria volontà creando delle condizioni tali per cui questi sia costretto a fare ciò che noi vogliamo.’ il trucco è semplice, si prende una foto in cui la vittima è felice et voilà tutti credono che sia una montatura. Ho già visto questa immonda porcata, e l’ho vista a danno della mia carissima amica Caterina Simonsen. Caterina è una povera ragazza la cui la sorte gli ha dato come fardello quattro malattie rare localizzate solo in zona polmoni e fegato… Usarono una foto in cui si vedeva sorridente e a fare sport inguriando ‘Non sta poi cosi male, se…’ è molto facile decontestualizzare un’immagine.]
I giudici hanno scritto…
“Che ho una condotta sregolata, confusa, che avevo bevuto e che quei ragazzi avrebbero mal interpretato la mia disponibilità. [Per loro “No” è “Sì”, e “Sparisci”, “Prendimi, sono tua” Megara Hecules 1997. ma come è possibile: il l’ex-ragazzo, afferma che ”non reggeva l’alcool”, un testimone afferma che “la vide lasciare la Fortezza, ‘‘sorretta da due ragazzi”  si legge che la ragazza se pur ubriaca era presente a se stessa, ma prima si è letto che: che il tasso alcolico era inferiore a 0,8 g/l ed era in fase di costante diminuzione. E’ vero che non sono un’analista e giudico solo quello che vedo ma, una ragazza che non regge l’alcol, il cui tasso alcolico era inferiore a 0,8 g/l ed era in fase di costante diminuzione ma che deve essere sorretta da due ragazzi perché non riesce a stare in piedi, essendo però è presente a se stessa… a mio avviso troppi cani che si mordono la coda.]. Guardi io non capisco niente di processi e dei cavilli a cui si attaccano, io sento solo il male che ho ancora dentro e che da quel male vorrei guarire, tornare a una vita come le altre. Invece sono piena di ricadute. È come un elastico quella notte, mi riporta ogni volta indietro appena cerco di andare avanti”.
Cosa prova nei confronti degli imputati, uno lo conosceva, eravate amici…
“Non provo odio, non ho mai pensato alla castrazione chimica. Invidio le loro vite composte, i loro buoni avvocati, quello che fa il regista, quello che si è sposato, quelli che si sono laureati e hanno messo ordine nelle loro esistenze che io vedo da così lontano. Cerco ogni giorno di riprendere fiducia nel genere umano, è stato orribile non fidarsi di nessuno, non riuscire ad avere una relazione, fuggire per al contatto fisico perché anche una carezza, una mano che ti sfiora ti riporta al passato… E’ come avere davanti un muro. Vorrei dire una cosa”.
Quale?
“Vorrei che qualcuno mi aiutasse a non arrendermi e a credere nella giustizia… ma cosa succede se non ci sarà la Cassazione? È finita?”. Quattro deputati del Pd hanno annunciato un’interrogazione al ministero di Giustizia “affinché valuti se non sia opportuno chiedere una relazione alla Procura generale di Firenze sul perché non sia stato presentato ricorso contro l’assoluzione” e se “inviare un’ispezione”. Qualche giorno fa, Lisa Parrini, legale della giovane, ha definito la motivazione della sentenza di secondo grado “densa di giudizi morali”.La legge è uguale per tutti, ma tutti sono uguali per la legge?  A quanto pare no.

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La società medievale di oggi in Italia.

20 lunedì Lug 2015

Posted by hvlars in Italiano, Seriamente parlando...

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#stupro #ragazza #fortezzadalbasso, ‪#‎nessunascusa

Di tutti i modi in cui avrei voluto e potuto incominciare quest’articolo, solo uno si adatta perfettamente: PORCA TROIA.

Questo post era, pardon voleva denunciare tutta la situazione di finto perbenismo moralista riguardante lo stupro di una minorenne avvenuto qualche giorno.

il 30 Giugno 2015 una mia cara amica condivide quest’articolo ‘Roma, 15enne violentata nella notte a Prati. L’aggressore si era finto un poliziotto’ lo stesso giorno a quasi un’ora di distanza aggiunsi: ‘… e i coglioni che si reputano ‘ben pensanti’ diranno: ‘eh però lei li ha incoraggiati, andando in giro la notte.’ Perchè si sà, la colpa non è mai del violentatore, ma della violentata. Ma annate ad asciugà gli scogli!!!‘ postando il primo Luglio ‘come volevasi dimostrare‘ mettendo questa foto:11011841_10206854859719370_6785523805121160695_n

Il cui commento gentile è stato : ‘Le mejo saranno SEMPRE le tipiche madri italiani asfissianti e possessive, quelle che addirittura si VANTANO che “mia figlia MAI in giro la sera”, che “mia figlia MAI con una gonna”, che “mia figlia MAI senza di me”, che quando l’amata figlia avrà 30 anni staranno ancora a rompere i coglioni che la disgraziata stia a casa alle 8. E intanto le figlie degli altri beh, so’ mignotte, ma perchè era vestita così, ma perchè è uscita di casa per stare con le amiche in un giorno di festa, ma le loro mamme dormivano? Arpie col dito puntato che si credono santarelline e brave donne.
Fanno più schifo come madri o come persone?’

Successivamente, mi imbatto in questo post; Vorrei tanto mettere il link, ma dal momento che posta ad una pagina specifica di facebook non posso farlo.

Ecco il testo:’Il mio pomeriggio sulla metro:
– salgo e due tizi (uno sulla quarantina e l’altro sulla cinquantina) già dalla banchina mi guardano e dicono: guarda come se ne va in giro tutta sola. (Erano le 19:55) salgo sulla metro ed i due corpulenti si avvicinano, io continuo a camminare e mi siedo dove di fronte c’era un’altra ragazza. I due continuano a parlare e a guardarmi, compresi i miei spostamenti, mi metto davanti alla porta per scendere nascondendomi dal loro sguardo. Per fortuna ho dovuto fare solo una fermata e poi sono scesa.
– prendo un’altra metro ore 20:11, salgo e vedo un tizio sulla 30ina che mi fissa , ci sediamo sui posto a quattro io attaccata ad una signora sulla 40ina. Il tizio mi fissa, ed inizia a sedersi anziché frontale di fianco allungando una gamba sul posto vuoto che ci separava e una mano mettendo così con il tronco di fronte a me. Dallo specchio frontale lo tengo d’occhio ed inizio ad essere pesantemente infastidita dal suo fissarmi ormai diventato squadrarmi fino a che vedo che il suo sguardo si abbassa: mi sta fissando il culo senza alcun ritegno. Sperando che i miei pantaloncini possano lasciar intravedere chissà che intimo.
A quel punto sono davvero incazzata e quindi decido di voltarmi e dargli un’occhiataccia, faccio così e lui vedendomi così mi fa: bel tatuaggio, particolare non l’avevo mai visto. Io rispondo :”grazie” con il tono più acido dell’universo, e dopo un po’ lui risponde quasi piccato un “prego” passano alcuni secondi ed il tizio inizia a canticchiare (non aveva auricolari) una canzone “fuck you, i wanna fuck you”. Sono rimasta immobile e all’ultimo momento mi sono alzata d’improvviso per scendere alla mia fermata (giusto per prenderlo in contropiede nel caso avesse intenzione di seguirmi).
In allegato come ero vestita oggi. (L’immagine, che non posso riportare, indica che la ragazza, snella porta una canottiera, per niente osè e un paio di shorts).
Ma questa gente non si rende conto di essere inquietante? Di spaventare e di mettere in imbarazzo se stessi e a chi si rivolgono?

E’ mai possibile che noi italiani siamo arrivati a questo?

Giudicare una ragazza, per come si veste? O porta tatuaggi?

Putroppo, ahimè, si!

La libertà di una persona finisce laddove incomincia quella degli altri; il confine tra queste due libertà è una domanda: chi sono io, per giudicare gli altri? Ma credo che tale domanda debba essere cambiata con: Chi cazzo sei tu per giudicare me!

Tornando alla povera ragazzina violentata, lo stupratore la ha avvicinata fingendosi un poliziotto, ha chiesto i documenti, ha chiesto di essere seguito in commissariato per accertamenti. La ragazzina, spaventata, lo ha seguito perché le avranno insegnato che alle Autorità non ci si oppone. Lui, l’ha condotta in un posticino appartato e l’ha violentata (aggiungo qualcosa sulla paura della ragazza, i tentativi vani di difendersi, il sentirsi strappare gli abiti di dosso, l’aver chiamato “aiuto!” Oppure solo “mamma!”, aver pregato perché non venisse ammazzata mentre LUI si sfogava su di lei, ecc…). Ora, per uno strano fenomeno maschilista e pedofilo del tutto italico, la ragazza sarebbe stata nel posto sbagliato, all’orario sbagliato e vestita succintamente. Se non ricordo male, poco tempo fa ci fu in India una manifestazione di sole donne; che si erano stufate di essere violentate e di sentirsi dire che la colpa era loro. Il ‘Ora, per uno strano fenomeno maschilista e pedofilo del tutto italico, la ragazza sarebbe stata nel posto sbagliato, all’orario sbagliato e vestita succintamente.‘ non è del tutto vero. Non crocifigetemi, leggete tutto il post; avrete tempo per farlo, dopo 🙂 . Diamo uno sguardo intorno a noi. Secondo un fantastico testo comico, dal titolo ‘COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA’ uomini e donne HANNO (visto quello che succede doveri usare il condizionale DOVREBBERO AVERE) gli stessi diritti… perchè non è così? Per quale motivo, non viene fatta ‘educazione sessuale’? Perchè non viene inculcato a sberle (due a due, finchè non diventano dispari) l’uso del preservativo? Perchè, se un uomo si scopa cinquanta donne è un figo, mentre se una donna ha rapporto con due uomini viene considerata una puttana? Tutto questo si riduce a tre semplici fatti: Società di tipo Maschilista, e Bigottismo medievale, uso smodato di ‘senno del poi’. Prima di continuare, DEVO fare una doverosa precisazione: La violenza sessuale è, secondo la definizione del codice penale italiano, la costrizione mediante violenza o minaccia a compiere o subire atti sessuali. Su un adulto è vergognosa, su un minorenne oltraggiosa!!! Ho fatto alcune ricerche… ‘La società italiana è impregnata da un’ottica maschile che molto banalmente considera l’uomo gran conquistatore e la donna gran mignotta. Una società in cui se un uomo fa una battuta a sfondo sessuale, è un simpaticone; se invece la stessa battuta la fa una donna, allora non ride nessuno perché certe cose in bocca a una donna sono volgari. Quella però è la medesima donna che, contemporaneamente, deve rinnegare la sua identità di donna per poter lavorare, rimandando il desiderio di avere un figlio a data da destinarsi… link ‘ Con orrore, ho trovato una chiara visione di quanto detto sopra.  Nel 1979, la vittima del processo filmato era una giovane di 18 anni, che denunciò per violenza carnale un gruppo di quattro uomini. Il processo fu reso difficile dal fatto che la vittima conosceva uno degli imputati e non presentava segni di percosse o maltrattamenti. Come difensore di parte civile, ancora una volta l’avvocatessa Tina Lagostena Bassi. In un’intervista del 2007, Lagostena Bassi dichiara: « Ricordo che la gente era sconvolta, perché nessuno immaginava realmente quello che avveniva in un’aula giudiziaria, dove la giustizia era altrettanto violenta degli stupratori nei confronti delle donne. Era una violenza… uno proprio la sentiva, materialmente » « Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro? Vi siete messe voi in questa situazione. […] Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente. » Gli avvocati difensori al processo inquisirono sui dettagli della violenza e sulla vita privata della persona offesa, al fine di addossarle la responsabilità della violenza, tanto che ad un certo punto Tina Lagostena Bassi sente la necessità di ribadire che il suo ruolo non è quello di difendere la giovane che ha denunciato i quattro imputati. L’atteggiamento mentale che emergeva in aula era che una donna “di buoni costumi” non poteva essere violentata; che se c’era stata una violenza, questa doveva evidentemente essere stata provocata da un atteggiamento sconveniente da parte della donna; che se non c’era una dimostrazione di avvenuta violenza fisica o di ribellione, la donna doveva essere consenziente. « I fatti? Guardateli in concreto. Qui si tratta di una ragazza, senza offesa, perché signori miei, io non ho una cattiva opinione affatto delle prostitute […] qui si tratta di una ragazza che ha degli amanti a pagamento. […] Signori miei, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto. L’atto è incompatibile con l’ipotesi di una violenza.»

Maschilismo ovvero Chi, o che, denota o rivela maschilismo, cioè l’idea di una presunta superiorità dell’uomo sulla donna: essere, proclamarsi m.; atteggiamenti, posizioni, affermazioni maschiliste

L’Assessore Angelo Colombo “Non sono di Sel né razzista, ma certe donne provocano e rischiano da come si vestono!!!” per poi chiedere scusa a destra e a sinistra. Ovviamente è la ragazzina che per come si era vestita con il chiaro intento di essere stuprata… ovviamente.

Bigottismo medievale, il bigotto è una persona che mostra zelo esagerato più nelle pratiche esteriori che nello spirito della religione ≈ bacchettone, ipocrita, moralista, puritano.

Il modo giusto per vestirsi è: per chi ha il seno generoso, se lo deve fasciare in modo da nasconderlo, portare vestiti in modo che non inducano a tentazione; maglia a maniche lunghe, gonna fino alle caviglie e possibilmente con stivali alti in modo da non mostrare le caviglie e il tutto corredato da mutandoni ascellari antistupro di zia Settimia.

Uso smodato di ‘senno del poi… eh se non usciva sarebbe successo; se mio nonno aveva tre palle era un flipper. Troppo comodo ragionare con la consapevolezza tardiva di come sarebbe stato meglio agire, è un modo vigliacco di scaricare la responsabilità.

IO sono un femminista, ed è un dato di fatto. Io credo che uomini e donne debbano avere la parità con gli uomini dal punto di vista politico, sociale e culturale e in questo mio blog, troverete molti articoli con i quali denuncio questa aberrazione.

Fino a qui sarebbe andato tutto bene (metaforicamente parlando) e il post si sarebbe chiuso qui… fino a che no ho trovato un’articolo…

MONTECATINI. Tutti assolti, con formula piena, perché il fatto non sussiste. Al termine di una camera di consiglio che si è protratta per quasi due ore, la Corte d’appello di Firenze ha ribaltato la sentenza di due anni fa: per i giudici di secondo grado, quello che è passato alle cronache per lo “stupro della Fortezza da Basso”, non c’è mai stato.

Per il presunto stupro, che secondo l’accusa sarebbe avvenuto a Firenze la notte del 25 luglio 2008 ai danni di una studentessa all’epoca 23enne, i sei giovani erano stati condannati a 4 anni e mezzo, mentre un settimo componente del gruppo di amici era è stato assolto.

Secondo il pubblico ministero, benché non l’avessero fatta bere per abusare di lei, quando però si erano accorti che la ragazza non era più in sé a causa dell’abbondante quantità di alcol assunto, ne avevano approfittato per fare sesso a turno in un’auto: un comportamento che, anche senza costrizione o minaccia fisica, configurava lo stesso per il codice penale il reato di violenza sessuale di gruppo.

La Corte d’appello ha accolto però in pieno la tesi delle difese: la ragazza, nota per le sue libertà sessuali, (quindi essendo bisessuale, un rapporto di convivenza ed uno omosessuale con una donna, la si può stuprare tranquillamente che tanto…), sarebbe stata consenziente durante i rapporti di gruppo e avrebbe fatto ritorno a casa in bicicletta; con il passare delle ore, però, si sarebbe resa conto di quello che era accaduto, per poi decidere di presentarsi in questura il 30 luglio dopo essere stata visitata al centro antiviolenza di Careggi; la denuncia fece scattare gli arresti che, a distanza di quattro anni e mezzo, si erano tradotti in una sentenza di condanna. La Corte d’Appello di Firenze ha scagionato sei imputati dall’accusa di aver violentato una 23enne dopo una festa, vicino alla Fortezza da Basso. I fatti risalgono al 2008. Nelle motivazioni si legge: “La vicenda è incresciosa, ma penalmente non censurabile. La giovane era presente a se stessa anche se probabilmente ubriaca, l’iniziativa di gruppo comunque non fu ostacolata”. Difensore: “Giudizi morali”

Essendo io ignorante; come si fa a dire che ‘la giovane era presenta se stessa anche se probabilmente ubriaca.’ [quando però si erano accorti che la ragazza non era più in sé a causa dell’abbondante quantità di alcol assunto…]  allora, c’è un probabilmente di troppo. Per chi non lo sapesse, l’ubriachezza è uno stato di intossicazione acuta da etanolo (alcool) al punto da alterare notevolmente le facoltà mentali e fisiche. (quindi anche se consenziente, vista l’alterazione dovuta all’alcool NON era presente a se stessa) I sintomi comuni possono includere il parlare in modo sconclusionato, la perdita dell’equilibrio, la mancanza di coordinazione, l’eccitazione, l’irritabilità, l’arrossamento di viso e occhi. Una persona che si trova in stato di alterazione delle proprie facoltà mentali per via di un abuso di sostanze alcoliche è detta “ubriaca”, la quale, la maggior parte delle volte, non ricorda l’accaduto.
Secondo i giudici, i ventenni abusarono delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della giovane che forse era ubriaca. In secondo grado, tutto ribaltato. Assoluzione. Perché per la Corte d’Appello la vicenda è “incresciosa”, “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile“. In sostanza – ragionano i giudici nelle quattro pagine di motivazioni – la ragazza con la denuncia voleva “rimuovere” quello che considerava un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”.
La vicenda “incresciosa” è accaduta a Firenze nel 2008. In un’auto parcheggiata fuori dalla Fortezza da Basso, dove una ragazza ebbe un rapporto sessuale di gruppo al termine di una festa. Gli imputati, tutti italiani, avevano fra i 20 e i 25 anni. La ragazza 23. I giudici d’Appello adesso scrivono che il suo comportamento fa “supporre che, se anche non sobria” fosse comunque “presente a se stessa“. Inoltre “molte sono le contraddizioni” nel suo racconto: la sua versione è ritenuta “vacillante” e smentita “clamorosamente” dai riscontri. Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. I giudici ritengono poi che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, me che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta ‘in balia’ del gruppo”. Il difensore della 23enne, l’avvocato Lisa Parrini, bolla quella della Corte come “una motivazione densa di giudizi morali“. Il legale fa riferimento anche alla definizione “vita non lineare” data dai giudici a quella della ragazza, solo perché, spiega Parrini, “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale”. (quindi seguendo la logica sopra indicata, questa povera ragazza è una navigatrice consumata di cazzi)  descritta “In una motivazione di sole quattro pagine – conclude l’avvocato – si sostiene che con il suo comportamento ha dato modo ai ragazzi di pensare che fosse consenziente”. In un passaggio i giudici definiscono la ragazza “un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”.“Siamo indignate ed esterrefatte dalla lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione dei sei imputati per lo stupro della Fortezza. I giudici devono aver confuso i fogli con quelli di una sentenza emessa nell’Ottocento, perché stentiamo a credere che nel 2015 sia anche solo pensabile che la responsabilità di uno stupro ricada su chi lo subisce”. Lo affermano le parlamentari toscane di Sinistra Ecologia e Libertà, l’onorevole Marisa Nicchi e la senatrice Alessia Petraglia. «Questa sentenza rischia di vanificare lo sforzo sovrumano di tante donne che, credendo fermamente nella giustizia, hanno avuto il coraggio di denunciare e di ripercorrere quel percorso di dolore».Mi sono ricordato di una notizia simile… ma dal momento che si è svolta in un paese civilizzato…

Addio al celibato degenera in orgia: ballerina incinta e test di paternità per 8 uomini.

LONDRA (1 settembre 2009) – Doveva essere un addio al celibato indimenticabile e in un certo senso lo è stato davvero: otto uomini dovranno sottoporsi al test di paternità in Gran Bretagna, dopo che quella che avrebbe dovuto essere la classica notte di follie è degenerata in un’orgia. La notizia, riportata sul tabloid inglese The Mirror, sta scatenando un vero e proprio scandalo in Inghilterra.

La festa, durata alcuni giorni, si è svolta in trasferta a Merseburg, Germania. Per la serata clou era stata contattata una ballerina-spogliarellista, la ventenne Mandy Moeller. Tutto si è svolto come da copione, con gli uomini brilli, euforici e divertiti dall’esibizione della professionista, che ha ricevuto applausi molto partecipati dai presenti. Lo show non è finito però con lo spogliarello: terminato lo spettacolo la ventenne si è ritrovata a letto con tutti i partecipanti alla festa. Un finale di serata all’insegna della trasgressione che ha però avuto uno strascico: qualche tempo dopo la giovane si è accorta di essere incinta. Oggi è mamma di un bimbo di 16 mesi. Mandy ha richiesto, e ha ottenuto dal tribunale, un’ingiunzione grazie alla quale i potenziali papà sono ora obbligati a sottoporsi al test del DNA. Secondo la legge tedesca, infatti, chiunque sia il padre biologico della bimba sarà costretto a pagare gli alimenti per il suo sostegno. La Moeller ha spiegato così l’accaduto: «Dovevo solo ballare, ma mi sono lasciata andare. Era come stare sulla linea di montaggio alla Ford».

Strano che a questa ragazza essendo una spogliarellista, non gli sia stato detto che lei era nel torto visto il lavoro che fa; ma si sa la civiltà è a un metro oltre il nostro confine.

Nel mio piccolo, ho sempre cercato di immaginare la vita di una ragazza che ha subito una tale violenza… la lettera che leggerete da questa risposta, e vi far stare male come ci sono stato io.

Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l’ha. Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io.
Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico e incubi ricorrenti, abbia tentato il suicidio più e più volte, abbia dovuto ricostruir a stenti briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi é stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui é stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale. Come potete immaginare che io mi senta adesso? Non riesco a descriverlo nemmeno io. La cosa più amara e dolorosa di questa vicenda é vedere come ogni volta che cerco con le mani e i denti di recuperare la mia vita, di reagire, di andare avanti, c’é sempre qualcosa che ritorna a ricordarmi che sì, sono stata stuprata e non sarò mai piú la stessa. Che siano state le varie fasi della lunghissima prima udienza, o le sentenze della prima e poi della seconda, ne ho sempre avuto notizia dai social media piuttosto che dal mio avvocato. Come mai questo accada non lo so. So soltanto che é come un elastico che quando meno me l’aspetto, mentre sono assorta e impegnata a affrontare il mondo, piena di cicatrici, ma cercando la forza per farcela, questo maledetto elastico mi riporta indietro di 7 anni, ogni maledetta volta. Ogni maledetta volta dopo aver lavorato su me stessa, cercato di elaborare il trauma, espulso da me i sensi di colpa introiettati, il fatto di sentirmi sbagliata, sporca, colpevole. Dopo aver cercato di trasformare il dolore, la paura, il pianto in forza, in arte, ecco un altro articolo che parla di me. E io mi ritrovo catapultata di nuovo in quella strada, nel centro antiviolenza, nell‘aula di tribunale. Tutto questo mi sembra surreale come un supplizio di Tantalo.
La memoria é una brutta bestia. Nel corso degli anni si dimenticano magari frasi, l’ordine del prima e dopo, ma il corpo sa tutto. Le sensazioni, il dolore fisico, il mal di stomaco, la voglia di vomitare, non si dimentica. Che poi quanti sforzi ho fatto per ritornare ad avere una vita normale, ricominciare a studiare, laurearmi, cercare un lavoro, vivere relazioni, uscire, sentirsi a proprio agio nel proprio corpo, nella propria città. E quante volte sono stata invece redarguita dal mio legale, per avere una “ripresa”. Per sembrare andare avanti, e non sconfitta, finita. “La vittima deve essere credibile”. Forse se quella volta avessi inghiottito più pasticche e fossi morta sarei stata più credibile? Forse non li avrebbero assolti? Essere vittima di violenza e denunciarla é un’arma a doppio taglio: verrai creduta solo e fin tanto che ti mostrerai distrutta, senza speranza, finché ti chiuderai in casa buttando la chiave dalla finestra, come una moderna Raperonzolo. Ma se mai proverai a cercare di uscirne, a cercare, pian piano di riprendere la tua vita, ti sarà detto “ah ma vedi, non ti é mica successo nulla, se fossi stata veramente vittima non lo faresti”. Così può succedere quindi che in sede di processo qualcuno tiri fuori una fotografia ricavata dai social network in cui, a distanza di tre anni dall’accaduto, sei con degli amici, sorridi e non hai il solito muso lungo, prova lampante che non é stato un delitto così grave. Fondamentale, ovviamente. A sette anni di distanza ancora ho attacchi di panico, ho flashback e incubi e lotto giornalmente contro la depressione e la disistima di me.
Non riesco a vivere più nella mia cittá, ossessionata dai brutti ricordi e dalla paura di ciò che la gente pensa di me. Prima la Fortezza da Basso era un luogo pieno di ricordi positivi, la Mostra dell’Artigianato, il Social Forum Europeo, i numerosi festival e fiere. Adesso é un luogo che cerco di evitare, un buco nero sulla mappa della cittá di Firenze. Mi é stato detto, é stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità “confusa”, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline. C’é chi ha detto addirittura che non ero che una escort, una donna a pagamento che non pagata o non pagata abbastanza, ha voluto rivalersi con una denuncia. Perché sono bisessuale dichiarata, perché ho convissuto col mio ragazzo un anno prima che succedesse tutto ció, perché amo viaggiare e unito al fatto che non sono riuscita a vivere nella mia città dopo l’accaduto, ho viaggiato molto, proprio per quella sensazione di essere chiunque e di dimenticare la tua storia in un posto nuovo. Perché sono femminista e attivista lgbt e fin dai 15 anni lotto contro questo schifo di patriarcato che oggi come sette anni fa, cerca di annientarmi come ha fatto e fa continuamente, ovunque. Perché mi vesto non seguendo le mode, e quindi se seguo uno stile alternativo, gothic o cose del genere, sono automaticamente tacciata per promiscua. Perché sono (?) un’attrice e un’artista e ho fatto happening e performance usando il corpo come tavolozza di sentimenti e concetti anche e soprattutto legati al mio vissuto della violenza (e sì, la Body art é nata negli anni 60, mica ieri. Che poi, qualcuno si sognerebbe forse di augurare o giustificare chi stuprasse Marina Abramovic perché si é mostrata nuda in alcuni suoi lavori?). Ebbene sì, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se giri film o fai teatro, se hai fatto della body art, se non sei un tipo casa e chiesa e non ti periti di scendere in piazza e lottare per i tuoi diritti, se insomma sei una donna non conforme, non puoi essere creduta. Dato che non hai passato gli anni dell’adolescenza e della giovinezza in ginocchio sui ceci con la gonna alle caviglie e lo sguardo basso, cosa vuoi aspettarti, che qualcuno creda a te, vittima di violenza? Sono stata offesa non solo come donna, per ciò che sappiamo essere accaduto. Ma come amica, dal momento in cui il capetto del gruppo era una persona che consideravo amica, e mi ha ingannato. Sono stata offesa dagli avvocati avversari e dai giudici come bisessuale e soggetto lgbt, che hanno sbeffeggiato le mie scelte affettive e le hanno viste come “spregiudicate”. Sono stata offesa come femminista e attivista lgbt quando la mia adesione a una manifestazione contro la violenza sulle donne é stata vista come “eccessiva” e non idonea a una persona vittima di violenza, essendomi mostrata troppo “forte”. Sono stata offesa dalla corte e dagli avvocati avversari per essere un’artista e un’attrice (o per provarci, ad ogni modo), un manipolo di individui gretti che non vedono oltre il loro naso e che equiparavano qualsiasi genere di nudità o di rappresentazione che vada contro la “norma” (per es. scrivere uno spettacolo sulla prostituzione) alla pornografia. Mi hanno perfino offeso in quanto aderente alla moda giapponese delle gothic lolita (e hanno offeso il buon senso), quando hanno insinuato che fosse uno stile che ha a che fare con pornografia, erotismo e chissà cos’altro. Hanno offeso, con questa assoluzione, la mia condizione economica, di gran lunga peggiore della loro che, se hanno vinto la causa possono dir grazie ai tanti avvocati che hanno cambiato senza badare a spese, mentre io mi sono dovuta accontentare di farmi difendere da uno solo. E condannandomi a dovere essere debitrice a vita per i soldi della provvisionale che ho speso per mantenermi negli ultimi due anni, oltre al fatto che nessuno ripagherà mai il dolore, gli anni passati in depressione senza riuscire né a studiare né a lavorare, a carico dei miei, e tutti i problemi che mi porto dietro fino ad adesso. Rischio a mia volta un’accusa per diffamazione, anche scrivendo questa stessa lettera. Ciò che più fa tristezza di questa storia che mi ha cambiato radicalmente, é che nessuno ha vinto. Non hanno vinto loro, gli stupratori (accusati e assolti in II° ndb), la loro arroganza, il loro fumo negli occhi, le loro vite vincenti, per esempio l’enorme pubblicità fatta ai b-movie splatter del “capetto” del gruppo, sono andate avanti nonostante un’accusa di stupro. Abbiamo perso tutti. Ha perso la civiltà, la solidarietà umana quando una donna deve avere paura e non fidarsi degli amici, quando una donna é costretta a stare male nella propria città e non sentirsi sicura, quando una giovane donna deve sospettare quando degli amici le offrono da bere, quando si giudica la credibilità di una donna in base al tacco che indossa, quando dei giovani uomini si sentiranno in diritto di ingannare e stuprare una giovane donna perché e’ bisessuale e tanto “ci sta”. Quello che vince invece, giorno per giorno attraverso quello che faccio, é la voglia di non farmi intimidire, di non perdere la fiducia in me stessa e di riacquistarla nel genere umano, facendo volontariato, assistendo gli ultimi, i disabili, le persone con disturbi psichici (perché sì, anche quando si é sofferto di depressione e forse soprattutto per questo, si é capaci di essere empatia e d’aiuto). Se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza, da cui é poi partita la segnalazione alla polizia che mi ha chiamato per deporre una testimonianza tre giorni dopo. Ma forse si, comunque, per ripetere al mondo che la violenza non é mai giustificabile, indipendentemente da quale sia il tuo lavoro, che indumenti porti, quale sia il tuo orientamento sessuale. Che se anche la giustizia con me non funziona prima o poi funzionerà, cambierà, dio santo, certo che cambierà.

La ragazza della Fortezza da Basso

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Se offendi un inglese, offendi l’intero Regno Unito, se offendi un italiano… il resto del paese continuerà a farsi i cazzi suoi.

07 domenica Giu 2015

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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http://munafo.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/06/03/gli-italiani-sono-i-piu-razzisti-deuropa-primi-per-odio-contro-i-rom-i-musulmani-e-gli-ebrei/

Non è la prima volta che incappo, in questo articolo, e non è la prima volta che leggo di commenti pro e contro.
Permettetemi, amici miei di poter dire la mia, saltando tutte le puttanate socio-quantistico-letterarie-esistenzialiste da ritrovo al pub; perché il problema non si ferma ai rom, agli extra-comunitari e all’odio razziale (che rappresenta solo la polvere sulla punta dell’iceberg).
Ho girellato un po su internet, perché dovevo trovare alcune informazioni specifiche.

1 – Radice del problema: Analfabeta funzionale (o di secondo livello)
2 – Nodo del problema: Educazione in famiglia, latente
3 – Estensioni del problema: Nessun pensiero autonomo ‘il gruppo pensa’, nessun dubbio perché ‘il gruppo sa tutto’

Prima di parlare di questi problemi, vorrei spiegare il problema del razzismo e perché si sta accentuando in questi giorni.
Credo che sia Machiavelli che lo ha detto, ma non fustigatemi se sbaglio; “Chi non conosce la storia è destinato a ripetere gli stessi errori.” e noi in fatto di lungimiranza, siamo gli ultimi… anzi ho il dubbio che molti non sappiamo neanche come si scriva questa parola, figuriamoci a conoscerne il significato.
Tutto incominciò dalle parti degli anni 80-90 con l’apertura delle frontiere, e con le conseguenti ondate cicliche russi , polacchi ecc ecc.
Ovviamente le persone venute qui, per uno sputo di lavoro in cambio di un tozzo di pane, hanno trovato l’America, per il semplice motivo che l’extracomunitario vuole la metà di un italiano e il 60% l’italiano si sente troppo superiore ai lavori di basso ceto (manovale, muratore ecc. ecc.) che però va a fare all’estero, quando cerca lavoro. Ma torneremo su questo più tardi. Gli extracomunitari hanno di conseguenza abbassato il costo del lavoro, a cui un italiano con anni di cantiere sulle spalle, non può sopperire; conosco persone che pur tenendosi bassi, non vengono assunti Perché costano quanto due o tre extra comunitari.
Ecco spiegata la base del razzismo (Ovviamente non considero, fatti gravi come furti, stupri e assassini perché citando una mia amica:’… ladri, gli assassini, gli stupratori non hanno colore. Sono delinquenti e basta, e come tali VANNO perseguiti.)
Noi non eravamo così, non il secolo scorso ma solo una quindicina di anni fa.

1 – Radice del problema: Analfabeta funzionale (o di secondo livello)
“Un analfabeta funzionale, apparentemente, non deve chiedere aiuto a nessuno, come invece succedeva una volta, quando esisteva una vera e propria professione – lo scrivano – per indicare le persone che, a pagamento, leggevano e scrivevano le lettere per i parenti lontani.
Un analfabeta funzionale, però, anche se apparentemente autonomo, non capisce i termini di una polizza assicurativa, non comprende il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico.
Non è capace, quindi, di leggere e comprendere la società complessa nella quale si trova a vivere.
Tre italiani su 10, ci dice l‘OCSE, si informano (o non si informano), votano (o non votano), lavorano (o non lavorano), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi, che non solo sfugge la complessità, ma che anche davanti ad un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale, lo spread) è capace di trarre solo una comprensione basilare.
Un analfabeta funzionale, quindi, traduce il mondo paragonandolo esclusivamente alle sue esperienze dirette (la crisi economica è soltanto la diminuzione del suo potere d’acquisto, la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta il prezzo del gas, il taglio delle tasse è giusto anche se corrisponde ad un taglio dei servizi pubblici…) e non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle conseguenze indirette, collettive, a lungo termine, lontane per spazio o per tempo. Ma, anche se all’allarme corrispondesse un reale investimento dell’attuale Governo – e, purtroppo, la storia recente ci porta a dubitarne – quale diga fermerà il crollo verticale della cultura degli italiani, se a chi ci deve rappresentare e a chi ci deve insegnare non si impone di essere più preparato, e non meno preparato, del proprio popolo, dei propri impiegati, o della propria classe?
Non esiste cura, se i primi a rifiutare la complessità e l’approfondimento sono i nostri insegnanti, i nostri manager, i nostri politici.
La scuola italiana, da sempre fondata sul dogmatismo, ha visto annullate le proprie spinte verso un insegnamento diverso, riducendosi alla trasmissione di competenze inutili, perché si dimenticano il giorno dopo l’interrogazione, e che non insegnano a capire, ad analizzare, a criticare, a soppesare, a riassumere.
Era il 1974, quando Sergio Endrigo, ispirandosi a Gianni Rodari, incise su un disco questo prologo illuminante: Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto del 1769. Il 22 ottobre del 1784 lasciò la scuola militare di Briennes con il grado di cadetto. Nel settembre del 1785 fu promosso sottotenente. Nel 1793 fu promosso generale, nel 1799 promosso primo console, nel 1804 si promosse imperatore. Nel 1805 si promosse re d’Italia. E chi non ricorderà tutte queste date, sarà bocciato! Un analfabeta può anche imparare a memoria che Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto del 1769, e che nel 1805 si promosse re d’Italia, ma non per questo avrà gli strumenti per accogliere ed analizzare la complessità della società in cui vive.
E anche lui, come i ragazzi che spesso la nostra scuola respinge – quelli che non vengono messi in grado neanche imparare le date a memoria – rischia di entrare a far parte di quel folto gruppo per i quali la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta la bolletta del gas.”

Wired
Vanessa Niri Coordinatrice pedagogica aprile 11, 2014

In uno dei suoi spettacoli Brigliano disse “.98 centesimi annui per Whatsapp? Scandalo, e subito cordate sotto il palazzo del governo, gridando ‘ladri, ladri”, l’Imu a tremila euro per una baracca di due metri quadri, va bene e non si lamenta nessuno, ma 0,98 centesimi per Whatsapp…”

Spesso mi sono sentito dire:
Lui – Ma come non sai quando è nata la triplice alleanza?
Io – Devo formattare un computer, non mi interessa sapere quando è stata fondata
Lui – Ma è storia… però conosci i metodi di numerazione binaria, ottale ed esadecimale, che non ti servono a niente.
Io – Fanno parte della disciplina che ho scelto per prendere il diploma in informatica.

A fronte di questo, mi viene voglia di citare un episodio tratto da ‘Lo studio in rosso’ di Sir Arthur Conan Doyle:’…Sembra sbalordito disse Holmes, e sorrise osservando la mia espressione. Ora che mi ha insegnato queste cose, farò del mio meglio per dimenticarle. [..] il cervello d’un uomo, in origine, come una soffitta vuota: la si deve riempire con mobilio di nostra scelta. L’incauto v’immagazzina tutte le mercanzie che si trova tra i piedi: le nozioni che potrebbero essergli utili finiscono a non trovare più spazio o, nella migliore delle ipotesi si mescolano e si confondono con una quantità d’altre cose, cosicché diviene assai difficile reperirle. Viceversa, lo studioso accorto seleziona accuratamente ciò che immagazzina nella soffitta del suo cervello. Ci mette soltanto gli strumenti che possono aiutarlo nel lavoro, ma di quelli tiene un vasto assortimento, e si sforza di sistemarli nell’ordine perfetto. E’ un errore illudersi che quella stanzetta abbia le pareti elastiche e possa ampliarsi a dismisura. Creda a me, viene sempre il momento in cui, per ogni nuova cognizione, se ne dimentica qualcuna acquisita in passato. Di conseguenza importantissimo evitare che un assortimento di fatti inutili possa spodestare quelli utili. […] Lei dice che noi giriamo attorno al sole. Se girassimo attorno alla luna non cambierebbe nulla per me o per il mio lavoro…”

2 – Nodo del problema: Educazione in famiglia, latente.
Se offendi un inglese, offendi l’intero Regno Unito, se offendi un italiano… il resto del paese continuerà a farsi i cazzi suoi.
Non vi è unità nazionale, se non durante i mondiali.
Ogni italiano, penserà a se.
Ponendo che al tempo dei miei genitori l’istruzione fosse 100, con la mia generazione forse siamo a 80. con la generazione successiva forse 60 poi 30, 10 e così via; perchè è successo questo?
Possiamo scoprire tutto quello che vogliamo, ma se non cerchiamo evolvere il nostro modo di pensare…
I genitori non impartiscono più l’educazione a mani aperte e dall’alto verso il basso, come si faceva negli anni 70; adesso i genitori sono tolleranti e fanno fare tutto ai figli, ma se li riprendi difenderanno i loro pargoli anche se hanno torto, insegnandogli che loro possono fare tutto.
Alle nuove generazioni non viene insegnato il rispetto per le cose degli altri, come non viene insegnato il rispetto per la nazione e lo stato.
Quando feci un corso della regione, il professore di diritto di raccontò questo aneddoto:” Eravamo in Svezia, stavamo facendo una gita in macchina, guidava un nostro amico svedese. Si fermò al semaforo, visto che non passava nessuno, gli dissi ‘Dai passa che non c’è nessuno’ e lui rispose ‘No, perché darei un cattivo esempio a chi ci guarda.” ovviamente qui, forse sei al sicuro se passi con il rosso e bendato…
Chi ci deve proteggere spesso si sente ‘il grande sceriffo delle stelle’ e i magistrati spesso proteggono gli extra comunitari ‘perché vivono in una situazione disadattata’ con Suv da sessantamila euro.

3 – Estensioni del problema: Nessun pensiero autonomo ‘il gruppo pensa’, nessun dubbio perché ‘il gruppo sa tutto’
Alla luce di quanto esposto, ciò che chiude questo quadro è chiaro.
In una nazione dove la percentuale di analfabetismo funzionale, rischia di aumentare ogni anno, la mancanza di lungimiranza e la pochezza mentale delle nuove generazioni sono terreno fertile per il razzismo.
Il gruppo è facile, e ci si sente protetti, ma si commette un errore non accettando l’estraneo, si rimane chiusi e si rischia di estinguersi come si estinsero gli uomini di Neanderthal quando arrivarono i Cro-Magnon.

Questo è la base per capire e prevenire il razzismo a cui si impegnano associazioni ( a livello internazionale) come ‪#‎HeforShe‬ e ‪#‎nohate‬ (a.k.a ‪#‎NOH8‬) solo per citarne alcune.

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Dio ha consesso a tutti di essere stupidi… ma cazzo c’è gente che se ne approfitta.

03 mercoledì Giu 2015

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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Ancora una volta, ho inconfutabili prove che stiamo retrocedendo verso il Medio Evo o peggio verso l’Evo Antico.
Persone che veramente dovrebbero fare i gargarismi con il vetriolo, osano dare lezioni di vita e dispensano perle di saggezza Il Moralizzatore Vegano Visto che nessuno gli dona più un euro ( l’82% degli italiani è contrario alla sperimentazione animale), l’ultima frontiera dei vivisettori sembra sia la strumentalizzazione dei malati per ottenere consensi, oltre all’organizzazione di docce gelate chiedendo l’elemosina per strada. [Le docce gelate hanno un nome ‘ICE BUCKET CHALLENGE’ è l’iniziativa della JMC Foundation per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della SLA, lo spiegerò usando le semplici paroletratte dal sito dellaASL Association :” La sfida invita le persone a farsi una doccia con un secchio di acqua ghiacciata con un video, a postare quel video sui social media, poi a nominare qualcuno e sfidarlo a fare lo stesso, per far crescere l’interesse nei confronti della SLA. Le persone possono accettare la sfida o fare una donazione a un’associzione che sostiene la lotta contro la SLA a loro scelta, o fare entrambe le cose.” E in TUTTO IL MONDO si sono raccolti 100,9 MILIONI di dollari, per una malattia neurodegenerativa (La Sclerosi Laterale Amiotrofila SLA) che compare nella maggior parte dei casi dopo i 50 anni e porta ad una degenerazione dei neuroni di moto o motoneuroni. La malattia è conosciuta anche come Morbo di Lou Gehrig, dal nome del famoso giocatore americano di baseball che ne fu colpito, o come malattia di Charcot dal nome del neurologo francese che per primo la descrisse nel 1860. Nella maggior parte dei casi, oltre il 90 per cento, la malattia è sporadica e sulle sue cause non c’è ancora certezza nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti numerosi studi e siano state avanzate molte ipotesi. Il 5 – 10 per cento dei casi sono invece di Sla familiare, presentano cioè dei precedenti in famiglia. La sua incidenza è di circa 1 – 3 casi ogni 100.000 abitanti all’anno. Attualmente in Italia non si conosce il numero esatto di malati poiché non sono stati ancora completati i relativi registri. Tuttavia si stimano almeno 3.500 malati e 1.000 nuovi casi all’anno con una forte concentrazione il Lombardia, seguita da Campania, Lazio e Sicilia anche se questo potrebbe dipendere in buona parte da una maggiore capacità di diagnosi delle strutture ospedaliere locali. Quindi ricapitolando questa ‘docce fredde’ e l’elemosina, per le strade’ non viene fatta tanto per, ma ha uno scopo, ignobile di salvare vite umane, che potrebbero essere le vostre o dei vostri amici o familiari.] Da qualche tempo, le persone favorevoli al massacro inutile di animali ostentano pubblicamente una sorta di amore viscerale, intrinseco e puro nei confronti di un cane. Probabilmente vogliono dirci: “Visto? Io approvo che milioni di animali vengano torturati, ma non per questo dovete considerarmi un mostro. Anche io, come voi, adoro queste splendide creature”.
http://giotto.ibs.it/cop/cop.aspx?s=B&f=170&x=0&e=9788856640496
Sinceramente credo sia di cattivo gusto la trovata di questa copertina, anche perchè bisognerebbe capire quali cani meritino di essere amati e quali invece debbano essere destinati alle torture nei laboratori. [Non rispondo a questa frase, perché sinceramente è come sparare sulla Croce Rossa.] Il libro in questione è stato scritto da Caterina? Perchè teoricamente, per poterne scrivere uno, sarebbe necessaria almeno una conoscenza basilare della lingua italiana. Un suo famoso video è stato da lei intitolato “Caterina Simosen risponde AGLI nazianimalisti” Avete mai sentito qualcuno dire ad esempio “GLI nazisti”? [Quindi se uno fa un errore di grammatica non può scrivere un libro? Nell’ iter che porta alla stesura di un libro tra le varie fasi intermedie tra scrittura e pubblicazione, ci sono delle strane ed oscure figure che vengono chiamate ‘correttori di bozza’, chissà a cosa serviranno? Ancora una volta ho indicato le stelle e ancora una volta hanno guardato il mio dito.] Ad ogni modo, tralasciando la grammatica, su decine di milioni di cittadini contrari alla sperimentazione animale, solo 30 utenti Facebook (quindi non persone reali, ma potenziali persone reali) le hanno augurato la morte, ed è stata Caterina stessa a precisare questo numero in un’intervista. Mi sembra una percentuale davvero infinitesimale ed irrilevante per destare scalpore a livello nazionale e garantirle ospitate in TV, eppure è accaduto. [Chiariamo il concetto, perché per come è espresso (in maniera cinofila, ovvero da cani) sembrerebbe che queste trenta persone non formino un quorum abbastanza compatto per essere pericolosi… Spiego:
CHE COS’È: La minaccia è un reato, punito dal codice penale con una multa o, nei casi più gravi, anche con il carcere fino ad un anno. Il reato sussiste quando si prospetta a qualcuno un male futuro, un danno ingiusto, con parole o con atti, in modo espresso o tacito, ma comunque in grado di turbare o di diminuire la libertà psichica e morale della vittima. (Codice penale articolo 612)
COME SI FA: Si commette il reato di minaccia con ogni manifestazione esterna a mezzo della quale, a fine intimidatorio, venga rappresentato ad un soggetto il pericolo di un male ingiusto che, in un futuro più o meno prossimo, possa essergli causato dal colpevole, o da altri per lui, nella persona o nel patrimonio. Ovviamente, se si prospetta un qualcosa di assolutamente generico, occorre che il contesto della vicenda e i rapporti tra le parti, e cioè la situazione di fatto, del momento, rendano evidente l’ingiustizia del danno futuro che viene prospettato. Si può commettere il reato di minaccia con ogni mezzo e con ogni comportamento. E’ necessario però che essi siano idonei a suscitare, in chi li subisce, il timore o la preoccupazione di dover sopportare o soffrire un male ingiusto. Non è indispensabile quindi che la persona destinataria resti effettivamente intimidita.
CHI: Se si è sottoposti ad indagine per il reato di minaccia, è necessario nominare un avvocato penalista di fiducia, affinché possa verificare la fondatezza dell’accusa, gli elementi raccolti a carico e scegliere la miglior strategia difensiva possibile, magari svolgendo indagini difensive. Sarà utile verificare, con il supporto del legale, se effettivamente il fatto di cui si è accusati possa rientrare nella descrizione fatta dal codice penale e sia quindi qualificabile come reato. Se mancano degli elementi formali o sostanziali, infatti, il reato potrebbe non sussistere.
FAQ Il reato di minaccia è procedibile a querela? Sì. Se però la minaccia è particolarmente grave o è stata posta in essere con armi, o da più persone riunite, o da persone che si siano rese irriconoscibili perché “travisate”, non c’è bisogno di querela: si procede d’ufficio, bastando cioè che il magistrato abbia ricevuto in qualunque modo notizia del fatto. Il reato sussiste anche se la persona offesa non è presente? Sì. Non occorre infatti che la minaccia si realizzi in presenza della persona offesa. E’ solo necessario che questa ne sia venuta a conoscenza anche tramite altre persone, in un contesto spaziale, temporale o inter-personale che faccia ritenere che l’agente abbia la volontà di produrre l’effetto intimidatorio. Si pensi al caso, ad esempio, in cui la minaccia sia esternata appositamente a persona legata al soggetto passivo da relazioni di parentela, amicizia e di lavoro, e che in quanto tale certamente riferirà al diretto interessato. Quando la minaccia è considerata “grave”? La gravità della minaccia, che fa scattare l’ipotesi del secondo comma dell’articolo 612 del codice penale (che punisce con la reclusione e non con la multa) non dipende unicamente dalla gravità del danno minacciato, ma va accertata con riferimento all’entità del turbamento psichico causato alla vittima. Questa entità deve valutarsi tenendo conto di tutto l’insieme delle circostanze e delle particolari condizioni sia dell’agente che della persona offesa. (In un caso di cronaca, il Giudice aveva infatti escluso che la frase “io ti ammazzo” integrasse gli estremi della minaccia grave, sia perché era stata pronunciata nel contesto di una lite coniugale sia perchè la stessa destinataria della minaccia aveva riferito di non averla reputata seria ed attendibile). Se il male minacciato è di impossibile realizzazione, sussiste lo stesso il reato? L’impossibilità di realizzare il male minacciato esclude il reato solamente qualora si tratti di impossibilità assoluta, non anche quando la minaccia sia comunque idonea ad ingenerare un timore nel soggetto passivo e ad incidere sulla sua libertà morale. Avv. Barbara Bruno Ordine degli Avvocati di Milano Studio Avvocato Bruno Spero di aver chiarito il dilemma.] Aggiungiamo che uno di questi 30 presunti animalisti era fan della pagina “A favore della Sperimentazione Animale”, e a questo punto ognuno potrà farsi un’idea su quanto possa essere spontaneo il caso Simonsen. [Ovviamente non viene preso in considerazione il fatto che era fan solo per rompere i coglioni; anche io lo ero e spesso leggevo le cazzate di questi funamboli dotati di un solo neurone.] Nell’esperienza che ho avuto gestendo questa pagina, posso dirvi che i commenti più violenti in assoluto li ho letti da persone che si sono dichiarate vegane, ma avevano creato l’account 10 minuti prima di commentare. Ebbene sì, esistono dei frustrati che, non avendo argomentazioni valide, creano utenze Facebook fingendosi vegani, con l’unico scopo di schernire chi propone un mondo etico e privo di crudeltà nei confronti di ogni creatura. Poi naturalmente gli animalisti furenti ci sono eccome e ci saranno anche nei commenti di questo post, ma vogliamo forse paragonare un commento pieno di rabbia, scritto su un social network, alle sevizie di cui sono vittime milioni di esseri indifesi? Il fare vigliacco dei vivisettori non solo prevede la sfacciataggine di equiparare le due azioni appena descritte, ma addirittura vuol far credere all’opinione pubblica che un commento colmo di indignazione sia più grave dell’uccisione di miriadi di animali, dopo atroci sofferenze ed una vita trascorsa in isolamento. L’argomentazione principale di questi scienziati di fama internazionale (nei loro sogni) consiste nel mandare in avanscoperta un povero malato e dire a gran voce: “Gli animalisti sono cattivi, quindi noi possiamo continuare a guadagnare soldi torturando cavie”. [Quindi la povera tetraplegica americana che con dei sensori nel cervello riesce a guidare un braccio artificiale, non reale ma è una scena del film di Spielberg vero?] Non ci mostrano risultati tangibili, ma pubblicano i nostri commenti sulle loro pagine, a testimonianza di quanto sia del tutto assente in questi individui la vera voglia di rendersi utili alla società. Tornando a noi, in un paio di settimane Caterina è diventata famosa in tutto il Paese perchè 30 account di Facebook le hanno augurato la morte, ma leggete cos’avrebbe scritto lei (stando ad uno screen estrapolato dalla sua bacheca pubblica), riferendosi ai carcerati: “E se non ce la fanno ad aspettare che si suicidino pure che il mondo senza di loro sarà solo un posto migliore. Diio che rabbia sentire pure che 7 carcerati sono stati risarciti x essere stati detenuti ‘in condizioni non umane’… Ma bravo anche quel coglione di giudice!” Quindi Caterina, siccome è malata, può dire tutto ciò che le pare, comprese le stesse cose per le quali si lamenta e per le quali definisce nazisti gli animalisti? E si sente inoltre autorizzata ad abolire l’utilizzo della punteggiatura? Per trovare lo screen di questo post pubblico vi basterà digitare su Google immagini le parole “Simonsen carcerati”. [Trovato. Perchè non viene messo L’INTERO post, invece di una frase che decontestualizza tutto? Forse perché diceva:” No, ma parliamone: poveri carcerati tenuti in condizioni disumane x aver commesso dei reati… allora cosa dovrebbero dire/fare le persone trattate e tenute in posti ancora più angusti, ancora più affollati quando stanno male in ospedali che spesso non hanno neanche un posto letto, a volte in alcuni spedali neanche le barelle e si devono le flebo sdraiati per terra… Rivediamo le nostre priorità x favore. I criminali possono aspettare che siano quelli che stanno male e che mai hanno commesso reato a star bene prima. E se non ce la fanno ad aspettare che si suicidino pure che il mondo senza di loro sarà solo un posto migliore. Diio che rabbia sentire pure che 7 carcerati sono stati risarciti x essere stati detenuti ‘in condizioni non umane’… Ma bravo anche quel coglione di giudice!” in effetti, è un po’ carente di punteggiatura; ma essendo stata scritta con un cellulare… ma aldilà di questo, il messaggio è un po’ diverso.] Il caso Simonsen mi ricorda molto la costituzione delle boy band musicali, dove un gruppo di ragazzi di bell’aspetto viene selezionato per cantare canzoni scritte da altri. Per quale motivo una signora di 60 anni, magari col nasone da strega ed un enorme neo al centro della fronte non è diventata l’icona della campagna pro SA? Forse perchè non avrebbe fatto abbastanza pena, non avendo il giusto peso mediatico di una giovane e bella fanciulla? [Vorrei ricordare che il peso mediatico, cosi bellamente messo alla gogna, è nato da quelle trenta minacce… e seguendo il discorso, allora Emma Watson avrebbe continuato a fare l’attrice invece di promuovere la campagna HeforShe per la parità dei diritti (in ogni senso). ] Sì, Caterina è un’icona della SA, tutti gli studentelli futuri “ricercatori” hanno la sua foto appesa in cameretta ed abusano vigliaccamente dell’immagine di questa ragazza malata, trasformandola in scudo per sopperire alla loro pochezza intellettuale ed alla scarsità di argomentazioni scientifiche che li caratterizza. In un’intervista Caterina dichiara quanto segue: “È quello che in fondo fa proprio Telethon, che ogni anno sceglie delle persone per parlare delle loro malattie. Se oltre a questo tutti noi malati iniziassimo a parlare, senza vergognarci della malattia, si raccoglierebbero ancora più soldi”. Il vero problema sono proprio i soldi. [Non so se riuscirò ad esprimere bene questo difficile concetto, ci provo: +soldi = maggiore ricerca scientifica = più speranza di salvare vite future.] Quando il “professorone” svolge il rito propiziatorio di iniziazione degli studentelli pro SA, viene squartato un animaletto a caso, i ragazzi si riuniscono in cerchio e lui tuona la seguente frase, che pesa come un macigno nei loro cuori vuoti: “Cari ragazzi, senza sperimentazione animale molti di voi non troveranno lavoro”. Allora questi sfigati vanno nel panico, iniziano ad odiare gli animali e tutti quelli che li difendono, facendone una malattia, una cosa morbosa, fino ad aprire pagine contro vegani ed animalisti.
[Era sempre l’anno 1 avanti Cristo, una scura notte di pediluvio, solo un po’ più tardi. In un’altra umile casa della Palestina si sentì la stessa voce: “Ave Maria, sono Gabriele!” “Molto piacere signor Gabbiano…” “Non sono un gabbiano, ma tu sei proprio Maria?” “Certo signor Pellicano…” “Sei proprio Maria di Nazareth?” “No, sono Maria di Nocera Inferiore, fa lo stesso? Hei, signor Fenicottero, dove scappa, non le piace Nocera?”… scusate volevo partecipare pure io.] Senza sperimentazione animale girerebbero meno soldi, e molte aziende, come ad esempio la Simonsen Laboratoires, un colosso le cui strutture principali occupano più di dieci ettari, non potrebbero più vendere le cavie ai laboratori. Avete capito bene, una gigantesca realtà legata all’allevamento di vittime sacrificali della sperimentazione animale, si chiama proprio Simonsen. Per questa bizzarra coincidenza chiederei l’aiuto di Adam Kadmon.
[Detta cosi sembre che i laboratori Simonsen e Caterina siano collegati tra loro… mmmmh sarà così?
  • Allan Rodenkam Simonsen (Vejle, 15 dicembre 1952) è un allenatore di calcio
  • Peter Simonsen (17 aprile 1959) è un ex calciatore neozelandese, di ruolo centrocampista.
  • Renée Toft Simonsen (Aarhus, 12 maggio 1965)
  • Magne Simonsen (Slemmestad, 13 luglio 1988) è un calciatore norvegese, difensore del Molde.
  • 24068 Simonsen è un asteroide della fascia principale. Scoperto nel 1999, presenta un’orbita caratterizzata da un semiasse maggiore pari a 2,5150621 UA
  • Olav Ditlev-Simonsen (2 gennaio 1897 – 19 febbraio 1978) è stato un calciatore norvegese, di ruolo attaccante.
  • Jákup Simonsen
    Simonsen su National-football-teams.com
  • Allan Simonsen (Odense, 5 luglio 1978 – Le Mans, 22 giugno 2013) è stato un pilota automobilistico danese. Dopo aver iniziato la sua carriera nel karting
  • Halfdan Ditlev-Simonsen (15 febbraio 1894 – 24 febbraio 1962) è stato un calciatore norvegese, di ruolo attaccante.
  • Steve Simonsen (South Shields, 3 aprile 1979) è un calciatore inglese, portiere dei Rangers.
  • Miss Mondo 1977
    Benavides – Xiomara Maria Winklaar – Georgia Georgiou – Annette Dybdal Simonsen – Jacqueline Patricia Hernandez – Lucia del Carmen Hernandez Quiñones
  • Premio Amanda 2001
    Mongoland Miglior debutto – Pål Jackman per Detektor Premio onorario – Kari Simonsen La XVII edizione del Premio Amanda sull’Internet Movie Database

Quanti altri Simonsen devo evocare per togliermi dalle palle ‘sto Adam Kadmon?]

L’organismo umano e quello animale sono talmente identici, che un medico della mutua non può visitare un cane, ed un veterinario generico non può visitare un coniglio, perchè questo animale rientra nelle competenze dei veterinari “esperti in animali esotici”.

[ A dirla tutta non è proprio così… le facoltà universitarie preparano il veterinario a curare cani e gatti, ma quasi sempre saltano a piè pari il coniglio, soprattutto come animale da compagnia, e le sue specifiche patologie. I veterinari interessati a curare questo animale devono quindi studiarlo autonomamente, comprando testi specifici, frequentando seminari e corsi, facendo esperienza presso colleghi esperti. Tutto ciò richiede tempo, denaro e dedizione, nonché un aggiornamento costante e anni di pratica e di esperienza. Non ci si può improvvisare “specializzati” in medicina e chirurgia del coniglio da un giorno all’altro, per aumentare la clientela. La laurea in medicina veterinaria consente legalmente al professionista di curare qualunque specie animale, anche in mancanza di una preparazione specifica. I conigli hanno una fisiologia profondamente diversa da cani e gatti. I conigli sono erbivori obbligati e animali da preda; i cani sono onnivori e i gatti carnivori ed entrambe le specie sono predatori. Questa diversa fisiologia si traduce in esigenze alimentari e in risposte comportamentali completamente differenti. Un veterinario non esperto non sa neppure come maneggiare con competenza i conigli, animali fragili sia fisicamente che psicologicamente, e non sa dare i giusti consigli alimentari. Un coniglio maneggiato in modo improprio può ferirsi gravemente e addirittura spezzarsi la spina dorsale o avere un arresto cardiaco per lo stress e la paura.]

Mentre prima c’era un barlume di quasi logica; da qui in poi si va a vela sciolta riproponendo i soliti (stereotipati) cavalli di battaglia I pro SA si battono sui social network siccome hanno paura di rimanere disoccupati, è questo il reale motivo del profondo odio che provano nei nostri confronti e della loro campagna diffamatoria contro il movimento di liberazione umana ed animale. Li disprezzo perchè la medicina e la ricerca dovrebbero essere una missione per salvare delle vite, mentre loro la utilizzano per torturare animali, continuando a far morire milioni di esseri umani. Negano i benefici della dieta vegan come prevenzione per diverse malattie, dandoci degli ignoranti e degli invasati, ma sono promotori dell’alimentazione a base di grigliate e latticini, nonostante il consumo di determinati cibi sia direttamente collegato a patologie gravi. Come mai esultano per la bocciatura del metodo Stamina? Un ricercatore in buona fede dovrebbe esprimere entusiasmo per il sopraggiungere di metodi sperimentali moderni, che per giunta non prevedano l’utilizzo di cavie animali. Già da questo si capisce quale sia la loro priorità: il Dio Denaro a discapito della salute dei pazienti. Poi io trovo assurdo che studenti universitari si ergano a luminari della ricerca, criticando l’operato di professionisti che propongono metodi più sofisticati dei sacrifici rituali di cavie. E’ come se chi studia per diventare architetto avesse la presunzione di poter dare delle lezioni a Renzo Piano. La ricerca alternativa esiste, ad esempio se ne occupa I-Care Italia. Per fermare la sperimentazione animale, oltre alla continua protesta, dobbiamo aiutare esclusivamente enti che promuovano una ricerca etica, toccando così il vero tasto dolente dei vivisettori. Concludo il post citando una frase di un certo Mahatma Gandhi, non so se ne avete mai sentito parlare: “La vivisezione è il crimine più nero tra i neri crimini commessi dall’uomo”. Volete dare anche a lui del “nazianimalista” e dell’estremista? O sarà il caso di incassare questi complimenti e portarli a casa come lezione? [La butto li: Gandhi è stato assassinato a nuova Delhi il 30 Gennaio 1948, forse dopo 66 anni qualcosa è cambiato, o no?] Per intere generazioni l’umanità ha fatto ciò che voleva con le vite di miliardi di animali, inventandosi ogni genere di immonda tortura, ma doveva giungere infine un’epoca nella quale tutto ciò sarebbe stato fermato per sempre. L’epoca è questa e noi siamo la vostra meritata ed inattesa punizione: gli animali saranno sottratti alla crudeltà e prevarrà una vera ricerca in grado di risolvere i problemi, mentre voi non potrete più disporre di quelle innocenti creature, dovendoci garantire dei reali, tangibili risultati.

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