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Sir Heinrich Von Larsen

~ Qualunque storia, incomincia sempre con una lettera

Sir Heinrich Von Larsen

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Brevi racconti scritti tempo fa e raccolti qui…Spero che vi piacciano

Caso #1- La scala di legno

14 venerdì Nov 2014

Posted by hvlars in Sherlock

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#Caso1 #Sherlock

Dio mio, come è difficile cavargli qualcosa dalla bocca, ma alla fine c’è l’ho fatta.
Ero curioso per via del fatto che quando ci siamo conosciuti, gli diedi il mio telefono per mandare un messaggio, che così recitava: se il fratello ha la scala verde arrestalo. SH

Ho letto il resoconto che ha scritto sul suo sito… le istruzioni per montare lo stereo sono scritte meglio… comunque con l’aiuto di Lestrade sono riuscito a ricostruire l’intero caso.
Tramite il sito di Sherlock ‘La scienza della deduzione’, la signora Jane Downing ha chiesto il suo aiuto.
La sindrome di Asperger è una strana forma di autismo, e Sherlock l’ha fatta diventare la sua massima espressione rendendolo quello che è; quando ha un caso è felice e contento come un bambino. Senza un caso si trasforma in una bestia affamata e spesso mi vedo con sedia e frusta con l’intento di domarla.
Il messaggio recitava così: Mio marito è morto, lo hanno trovato affogato nel laghetto, so chi è stato anche se l’autopsia dice il contrario.

L’umore di Sherlock mutò con la velocità della luce. Velocemente le sue dita, danzavano sulla tastiera alla ricerca di notizie sulla vedova Downing.
Verso la fine dello scorso anno, Sir Harry Downing, Scacchiere di Sua Maestà in pensione è morto, lasciando la tenuta a suo figlio maggiore, Edward, morto anch’egli circa un mese fa.

Quando si presentò la signora Downing, per poco Sherlock non gli rise in faccia, per come era vestita. Un ampio cappello nero con la veletta, una specie di stola di visone sulle spalle e un ridicolo vestito nero. Lestrade mi disse che l’espressione della signora era simile a quelle soap-opera di serie ‘Z’ che di tanto in tanto si vedono in televisione.

“Il signor Sherlock Holmes?” chiese lei con voce ciocca e querula.
“In persona. Lui,” indicando l’ispettore “è il mio amico Lestrade.”

La donna si mise seduta come un’attrice shakespeariana “Conosco perfettamente l’ispettore Lestrade, dal momento le loro indagini hanno scagionato mio cognato. Una mia amica mi ha consigliato di venire da lei per un… come dire secondo consulto. Come lei saprà, circa un anno fa Sir Harry Downing è morto, non aveva moglie, ma aveva due figli. Edward, il maggiore e Thomas il minore. Sir Harry ha nominato erede universale Edward. Quando Sir Harry si ammalò, fu Edward cura del padre, mentre Edward passava tutto il tempo a divertirsi.”

“Quindi Thomas, offeso da questo affronto ha ucciso il fratello…” disse Sherlock.

“No, lui invece accettò di buon grado questa scelta, l’unica cosa che chiese fu di poter usufruire della dependance del giardiniere.” Sherlock e Lestrade si guardarono stupiti.

L’ispettore diede a Sherlock un estratto dell’autopsia.

17 gennaio 2010 [diceva]
alle ore 23.00 il sottoscritto, il dottor Graham Forges si appresta ad eseguire l’autopsia di Edward Downing.
Un esame esterno preliminare ha riscontrato vecchie cicatrici, un vecchio tatuaggio e alcune macchie della pelle causate dalla vitiligine, non si riscontrano ematomi o segni di lotta.
L’esame tossicologico è risultato negativo, ma sono state riscontrate alte percentuali di alcool, sono presenti ecchimosi puntiformi sotto la congiuntiva.1
La posizione del cadavere è prona con la testa in basso e gli arti semi flessi, il sangue risulta diluito, è stata riscontrata la presenza del “fungo schiumoso”2 alla bocca ed alle narici; la presenza di acqua dolce sia nel sangue che nei polmoni risulta compatibile con il sito di ritrova-mento (il laghetto all’interno della proprietà).
Lo stomaco è pieno di whiskey e l’assenza di graffi nel esofago, dimostra che il liquore è stato introdotto nell’organismo, per libera scelta della vittima…

“Ma se l’esame autoptico ha dimostrato che è annegato…” incominciò a dire Lestrade.

“Lo so, ma io So che Thomas è colpevole, anche se asserisce che ha un alibi di ferro. Glielo leggo negli occhi” Disse Helena.

“Alibi di ferro?”

“Si, Sherlock. Al momento dell’omicidio era in Scozia.”
Il giorno dopo, Sherlock e l’ispettore Lestrade erano già sul posto.
Lestrade, mi disse che Miycroft lo chiamò alle tre di notte esortandolo di convincere/tirare per le orecchie il fratello, la vedova Downing stava smuovendo troppe acque. In sostanza una scocciatura con le conoscenze giuste… anche se ‘scocciatura’ non è esattamente la parola che ha usato.

Downing Hall era una dimora gentilizia del XVIII secolo in una struttura “a corte murata” che a nord si affaccia, imponente, su un grande campo circondato da una corona di colline boscose, il laghetto si trova dietro il palazzo principale.

La dependance del giardiniere, fa parte di una serie di edifici più piccoli del parco, alcuni dei quali sono a vicini al laghetto.

Escluso la dependance, troppo distante, nessuno ha finestre che guardano verso il luogo del delitto.
Sherlock esaminò la ghiaia con tanta veemenza, che l’ispettore temette quasi che ne misurasse ogni sasso.
Le aiuole disposte in prossimità, dei muri non presentano nessuna impronta.

Dove era stato rinvenuto il cadavere la ghiaia era particolarmente scivolosa e stretta, l’unico punto stretto di tutta la riva.

Era risaputo che Edward non sapeva nuotare se fosse scivolato, cosa che presumibilmente era successa, sarebbe affogato.

Se pur ubriaco, possibile che non abbia pensato a lottare per salvarsi?
Sembra che il referto sia corretto, ma Sherlock non si pronunciava… finché non aveva ‘osservato tutto.’

Sherlock volle parlare ancora con la signora Helena, la trovammo in cucina mentre sistemava i piatti.

“Mio marito, ha passato una vita dissoluta, viaggiando in lungo e in largo e a volte mettendo in imbarazzo il padre. Da quando l’ho conosciuto, ho lavorato molto per fargli passare il vizio del gioco ma non sono riuscita a togliergli quello del bere e oh dannazione,” mentre parlava, per errore rovesciò un po’ di sale; prima però di pulire ne prese un pizzico e se lo buttò dietro la spalle. “sapete porta sfortuna. Come individuo, presentava dei lati piuttosto strani. Nella vita di tutti i giorni, era un rigido puritano – cupo e silenzioso. La servitù cambiava di continuo e ci sono state alcune denunce. Le domestiche cambiavano in continuazione perché non si trovavano bene in un posto così poco allegro che, a volte, si faceva addirittura insopportabile. Edward era un ubriacone intermittente e, quando era in quello stato, diventava un demonio. A volte, sbatteva fuori di casa me e la cameriera, nel cuore della notte, e ci inseguiva a colpi di frusta per tutto il parco. Nessuno vuole lavorare in questa casa. Non mi va l’idea che quel debosciato del fratello minore, possa prendersi tutto. Sapete, non solo ha lasciato il padre negli ultimi momenti della sua vita e neanche c’era al funerale.”
“Lei è superstiziosa? Ho notato che ha buttato un pizzico di sale, dietro la spalla.” Chiese Sherlock.
“Si, mio marito mi ha insegnato molte cose saggie, per sconfiggere la sfortuna.”
Lestrade, quasi si strozzò, cercando di spiegare l’espressione di Sherlock appena sentì la frase della signora.

“Dove possiamo trovare suo cognato?”

“Se ne sta sempre rintanato in quella dépendance, neanche ci paga l’affitto. Dovevate vederlo, sparisce per settimane e poi quando abbiamo ristrutturato dove vive si è pure arrabbiato. Lui non lo sa ma ho fatto alcune ricerche.”

“Siii e che cosa ha scoperto?” conosco quella intonazione, Sherlock la usa quando deve prendere in giro.
“Sono due anni che frequenta un prostituta russa di nome Labanof, Gyergyákné Labanov Tünde Mária. E’ lui che ha ucciso il fratello per avere l’eredità. Ha un debito di circa trentamila sterline. Ho controllato la sua posta.”

Tutti e due cercavano di mantenere una faccia da poker, ma se non uscivano da li al più presto…
Attesero Thomas dentro la dependance, quando arrivò, Sherlock partì alla carica.
“Sua cognata ci ha detto tutto… sappiamo che hai un debito di trentamila sterline, che hai una relazione con una donna di origini russe chiamata Gyergyákné Labanof Tünde Mária, sono forti indizi che la mettono in cattiva luce.” Thomas si portò le mani sul volto e incominciò a piangere… o per meglio dire sembrava che piangesse.

“Ci dica tutta la verità.” Disse Lestrade.
La stanza venne invasa dalla risata di Thomas, che li lasciò di sasso.

“Così vi ha detto tutto vero? Perché… lei… lei ha fatto delle ricerche… lei, che ha fatto tre corsi di computer e ancora deve consultare il manuale per accendere il suo tablet, che ha un unico tasto; quello dell’accensione. Così avendo scoperto le meraviglie di Google ha scoperto l’esistenza di questa Vattelapesca Labanof ecc ecc… e chi sarebbe?”

“Secondo sua cognata, è una prostituta, di origini russe. Lei la frequenta da circa due anni ed è a causa sua che lei ha quel debito.”

Ancora una volta la risata di Thomas riempì la stanza.

“Labanof non è una persona, è un acronimo… una sigla. LABANOF sta per laboratorio di antropologia e odontologia forense, e mi sono iscritto due anni fa, prima che mio padre si ammalasse; per inciso mio padre mi ha fatto da garante per quel prestito. Si parla di almeno tre anni di intensi studi universitari biologia, odontoiatria, conservazione dei beni culturali, scienze naturali, medicina, e per finire l’iter un master in paleopatologia, antropologia forense e bioarcheologia. Che altro vi ha detto eh, avanti che giochiamo ‘Allo smerda tutto’.”

Sherlock, rimase interdetto e per un lungo secondo rimase immobile.
“Ma certo, perché non ciò pensato prima… il prestito lo hai chiesto per gli studi, avendo lo spazio puoi portare alcuni studi per conto proprio… è per questo che ti sei arrabbiato quando ti hanno ristrutturato la dependance a tua insaputa. Non eri presente, perché stavi facendo degli esami. I corsi sono on-line ma gli esami sono in sede…”

“Esatto, ho scelto di fare i corsi on-line per stare vicino a mio padre, ovviamente mio fratello era da tutt’altra parte. Prima che morisse, ho conseguito due esami e quando sono tornato dall’ultimo ho trovato distrutto il lavoro di due anni. Avevo comprato delle lampade speciali a raggi UV che sono state regalate ad un centro di benessere. Mio padre è morto mentre io stavo conseguivo l’esame di paleontologia, torno qua e non solo mio padre è morto, ma quell’idiota di Edward, è stato nominato erede universale. Gli avevo chiesto, di tenermi aggiornato sulle condizioni. La ciliegina sulla torta me l’ha confessata l’ultima volta che si era ubriaco. Di come ha fatto credere a mio padre che io ero a divertirmi, mentre lui moriva, lo ha imbonito talmente bene, che mio padre ha cambiato il testamento in suo favore. Almeno di una cosa sono contento, l’eredità rimarrà in famiglia.”

Lestrade mi disse, che mentre ritornavano gli raccontò le sue deduzioni, ma non era in grado di dire chi era l’assassino.

“Ho esaminato l’ aiuola e la ghiaia niente. Mi sono concentrato sui dettagli. Ho trovato delle tracce di vernice verde nella ghiaia. A circa un metro di distanza dal muro. Le tracce sono quelle di una scala. Ma il muro non ha finestre quindi è un luogo improbabile per mettere una scala e poi sarebbero a ridosso della aiola e non in mezzo dove darebbe maggior fastidio. Nella dependance non cera nessuna scala, ne verde ne di nessun altro colore. Quindi se ne deduce che è stata portata li per uno scopo ben preciso. L’assassino sapeva che Edward era superstizioso. Edward ubriaco, va a fare una passeggiata, ghiaia, notte oscura – vede la scaletta. Porta sfortuna a camminare sotto la scaletta, quindi passa oltre, potrebbe semplicemente spostarla, ma non lo fa perché è più semplice passare oltre, scivola sulla ghiaia, finisce sul laghetto dove annega.

Non seppi mai come andò a finire.

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Lo specchio

21 lunedì Lug 2014

Posted by hvlars in Epistolarium

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#sogno, lo specchio

Non so come, ma sono lì, davanti allo specchio.
Il mio riflesso mi osserva freddamente e solo allora mi accorgo che ha una pistola… io ho una pistola, e mentre la osservo una domanda fa muovere le mia labbra.
– Se mi sparassi, chi mai se ne accorgerebbe?-
– Di sicuro quella vecchia rincoglionita del piano di sotto.- chi ha ha parlato? sono solo in casa ed è notte fonda. I miei occhi vagando per la stanza si fermano sul mio IO riflesso dallo specchio; adesso mi guarda con ferocia.
-Cuccù, salve non te lo aspettavi vero? In fondo è solo uno specchio… mi, mi, mi sempre a piangere quello mi ha fatto questo, quell’altro mi ha fatto quest’altro. BASTA mi sono stufato di stare qui a riflettere su su te che pigoli ad ogni stronzata, Vivi per Dio, dagli un calcio in culo e vai avanti. Hai tante qualità, sfruttale, esci da questa spirale negativa di depressione ricordati quello che hai scritto sul valore di un libro; segui il TUO consiglio… tutte parole inutili vero? Ma si dai, sparati che tanto non se ne accorgerà nessuno, in fondo su sette miliardi uno in più o in meno chi vuoi che se accorga? Sparati, così la fai finita e te ne vai con un bel botto e… Ma che succede?-
L’immagine riflessa incominciò a ballare, come se sul segnale ci fosse dell’interferenza. poi tutto scomparve lasciando al suo posto il classico effetto neve. Io ero li basito a fissare lo specchio della camera da letto, che si comportava come un televisore; dalla ‘neve’ incominciarono a filtrare alcune immagini dapprima sbiadite poi sempre più chiare… sembrava la sigla d’inizio del vecchio Carosello… in un vintage color ambra che con tono accattivante da televendita….
– Buongiorno signor condomino, sono il suo Amministratore virtuale… Mi dispiace cdi aver interrotto la sua conversazione, ma l’articolo 4, comma 22 del regolamento del condominio, impone specifici orari durante i quali non si può far nessun rumore, se non in casi d’emergenza. Pertanto se si vuole sparare lo dovrà fare dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. questo messaggio le è stato offerto dalla Società Condomini Associati Entertainment Group.- Un’altra volta quella strana sigla tipo Carosello e lo specchio ridivenne specchio. Avevo ancora in mano la pistola, lentamente quasi senza peso la portai alla tempia, premetti il grilletto e… invece della fragorosa esplosione la stanza venne invasa da una strana musica.
– Ma sei deficiente? – disse il mio riflesso – Fai tante storie, basta mi suicido, nessuno mi ama bla, bla, bla e poi e quando lo fai, ti dimentichi di togliere l’antifurto alla pistola.-
Strano, più che antifurto sembra la… sveglia.

Lui aprì gli occhi, nel suo letto contento che era un sogno. Dopo le normali abluzione della mattina, si vest’ pronto per andare in ufficio.
Appena la porta si chiuse, nello specchio appeso al muro, fece la sua comparsa il riflesso.
– Fiuuu, anche questa è passata, certo che se sapevo che era cosi difficile me ne sarei preso un’altro da riflettere, magari una bella tipa.- il riflesso sorrise – ma noi siamo specchi… e riflettiamo molto bene.-

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Meditech

06 domenica Lug 2014

Posted by hvlars in Epistolarium

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Questo è un racconto nato per un contest letterario su Facebook.

 

Erano le prime ore del mattino, e già l’aria era afosa e densa, ma a Muriel non interessava,  galvanizzata come era da quell’idea che per qualche strano disegno della sorte le era stato portato da quel timido refolo di vento. Aveva trovato l’uovo di colombo… e come una pazza stava lavorando sul suo terminale a casa, confrontando il suo lavoro con la divisione Meditech che stava ad Osaka, Giappone. L’America aveva appena aperto le frontiere con un nuovo esperimento; la possibilità di bypassare il danno alla spina dorsale per fa muovere gli arti paralizzati. La dottoressa Muriel dirigeva la sezione che si occupava della biocompatibilità delle interfacce: una roboante sigla per dire che a quella divisione spettava il novanta per certo di tutto il lavoro. Lei stava li, pigiare sui tasti, mentre il suo cervello vagava cercando di prevedere tutta una serie di errori che poteva essere imputati al sistema, certo non poteva prevedere tutto, ma di sicuro tutto quelli basilari o stupidi si. Ancora ridevano al laboratorio quattro, di uno stagista che vantandosi di essere il vate dei programmatori, con due semplici righe di codice, aveva resettato il computer centrale della Meditech. Stringa dopo stringa, come una sarta meticolosa stava cucendo quello che sarebbe stata l’upgrade a quello che facevano gli americani…

-Mamma, sai dov’è la spugnetta rossa?-

-Bagno, vicino al lavandino.-

Muriel, riprese il suo lavoro, con la consapevolezza che niente …

-Amore senti, non trovo gli occhiali, sai dove posso averli messi?- è irrilevante far notare il concetto che se l’unico portatore d’occhiali in famiglia ( il marito di Muriel), si perda tale oggetto portatore di luce (se non portate gli occhiali, chiedete a chi li porta quanta nebbia compare quando vengono rimossi dagli occhi) debba chiedere a tutto il quartiere se sa dove LUI abbia messo i SUOI occhiali.

-Ricordati quello che stavi facendo e ti verrà in mente amore, per favore lasciatemi in pace, appena finito qui andiamo al lago.

Doveva solo finire un paio di punti logici e la rete si sarebbe chiusa inglobando il problema e finalmente schemi, grafici e tutta la documentazione sarebbe stata archiviata in quel bellissimo oggetto tronco-conico di colore blu che aveva comprato da Ikea due anni prima.

-Amore,- il marito stava in salone – ho trovato i miei occhiali, eheheh ce li avevo sulla fronte. Senti che vuol dire il messaggio che compare qui sul portatile?-

Incominciarono a formarsi delle crepe, era tollerante a tutto ma non alla stupidità –Secondo te come faccio a sapere cosa ti dice il computer, se io sto nel mio studio e tu in salone? Non ho mica i super poteri.-

-Stai calma eh, che mica ti ho detto cotica.-  mentalmente Muriel urlò dopodiché lentamente si costrinse a calmarsi e a riprendere quel filo dei pensieri interrotto, in modo cosi rude.

-Mamma guarda, che bell’aeroplano mi ha comprato la nonna, dai mamma guarda… mammaaaaaa-

-Si bello, ora per favore mamma deve lavorare, poi ci giochiamo…-

-Ma non lo hai neanche visto- disse il figlio incominciando a piangere, tanto che venne la nonna.

-Perché questo cucciolotto piange?-

-Perché la mamma non ha visto il mio aeroplano.  La mamma è cattiva.-

-La mamma non è cattiva, ma sta lavorando lo sai che il lavoro di mamma è difficile. Appena avrà finito lo vedrà e ci giocherete.- disse la nonna con un amabile sorriso, guardando la madre che tutta assorta a fissare quelle strane scritte mentre le sua dita danzavano veloci sulla tastiera.

-No voglio che lo veda adesso, ecco.-

Il tiptiptiptiptiptitp della dita si fermò e freddamente la madre, fissando il figlio –Quello è un Cessna 404 Titan II, è dotato di due motori Continental Motors GTSIO-520 da 375 hp/280 kW in grado di far raggiungere al velivolo la velocità da 430 chilometri orari, se non ricordo male è stato costruito negli anni settanta. Contento? Adesso fuori!!!- la danza sui tasti riprese, più concitata di prima.

-Amore, il bambino vorrebbe andare in bagno.-

-Puoi portarcelo tu caro… sono in un punto importante, ho quasi finito…-

-Ma il bambino, ci deve andare adesso, no mamma tu sei ospite ci deve pensare lei, non può stare tutto il giorno davanti al computer come se facesse cose importanti.-

Muriel aveva finito, c’era tutto vi aveva lavorato per quasi tutta la mattinata… SAVE, IMMETTERE NOME FILE.

Il dito si stava avvicinando al tasto Enter che avrebbe salvato la sua più grande fatica… quando il computer si spense.

Muriel rimase impietrita, era mancata la luce… no il ventilatore era acceso. Nel suo campo visivo entrò il marito con in mano la presa della multipresa a cui era collegato il computer.

L’aria d’un tratto divenne tesa come una corda di violino.

Bue, lo Sharpey della piccola Sophie, per la paura si rifugiò nella cesta del bucato pulito… vista la male parata, le zanzare che non riuscirono a scappare decisero di fare suicidio collettivo.

-Ti giuro non ti capisco mi fai perdere la voglia di sorridere; tuo figlio, se l’è fatta sotto e tu stai a perdere tempo davanti a quel cazzo di com…

 

Da fuori, in strada una folla di curiosi si guardavano in giro nel tentativo di capire che cos’era quello strano suono di qualcosa che sbatte, unito ai spaghetti che si rompono e uno strano mugolio.

Il marito venne portato al pronto soccorso.

Quando gli infermieri lo portarono fuori,  aveva un tampone insanguinato sulla bocca, uno strano sacchetto e una curiosa scritta QAPMOC stampata a quarantacinque gradi in faccia.

 

DUE GIORNI DOPO

COMISSARIATO

-Dottoressa Muriel, leggendo il rapporto capisco che è si è trattato di un momento di follia, ma ci sono altri modi per…-

-Io lavoro per la Meditech e grazie a mio marito è sfumato un contratto da sei zeri e tutto perché lui non riesce a fare nulla e devo fare tutto io, spesso e volentieri faccio il doppio turno in laboratorio proprio per questo.-

-Capisco… nel referto medico, si parla di una strana scritta stampata a rilievo… QAPMOC.-

-Si è il Compaq il portatile quale lavoravo, sa ha la batteria rotta. La scritta gli si deve essere stampata quando gliel’ho tirato in faccia.- il commissario, incominciò a fare strani versi di chi vorrebbe ridere, ma non può farlo. – Si capisco ma qui dice che aveva un sacchetto pieni di denti.-

-Quello è il modo quasi sottile per fargli capire che lui non è re della casa e che anche io ho voce in capitolo. Quando gli ho tirato il portatile, il colpo gli ha fatto saltare quasi tutti i denti davanti, che ho raccolto in un sacchetto, in modo che portandolo dal dentista, potranno essere rimessi in loco, così mentre gli rimettono i denti, rifletterà sul fatto che forse ha sbagliato qualcosa, e non può dire che non mi sono preoccupata di fargli tornare il sorriso.-

Fino a che non ritornò in sede, ad Osaka, preferì rimanere in hotel lontano da tutto e tutti.

Sapete no come si dice vero? ‘Niente viaggia più in fretta della velocità della luce, tranne le cattive notizie, che seguono proprie leggi specifiche.’

Ovviamente, ci fu il processo… ma l’avvocato del marito se la dovette vedere con la divisione legale della Meditech, che di norma si occupano di problemi legali tra nazioni.

I figli vennero affidati alla dottoressa e al marito gli diedero un contentino… ma in tutta questa storia, una cosa va detta: il lavoro di Muriel non andò perso.

La dottoressa, non si era ricordata che aveva configurato l’editor in modo che salvasse, il lavoro automaticamente ogni minuto in una cartella condivisa on-line.

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Sai una cosa?

26 mercoledì Feb 2014

Posted by hvlars in Epistolarium

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Comprati un Libro…

Sai una cosa?
Comprati un libro e vedi che la depressione ti passa.
Comprati un libro e vedi come correrai in libreria a comprarne altri.
Comprati un libro e leggilo di notte, magari con una piccola luce da scrivania, e mentre fuori piove.
Comprati un libro dopo che il tuo migliore amico, o la persona che ami saranno andati via, imparerai a salvarti con le tue stesse mani.
Comprati un libro magari puoi combattere l’ignoranza e l’indifferenza.
Comprati un libro… magari mentre vai a comprarlo, troverai una persona che ti sorride e sarà l’amore della tua vita.
Comprati un libro, quell’autore forse diventerà il tuo mito, un tuo amico, qualcuno che alla fine vorresti chiamare e dire ‘cazzo parlavi di me in questo libro’.
Comprati un libro, sdraiati sul tuo letto magari col tuo cane, e vedrai che la felicità si raggiunge con poco.
Comprati un libro e magari inizi a drogarti di quell’odore di inchiostro e carta, che non fa mai male.

Ma sì perché alla fine, la magia di un buon libro è ciò che ci salva e ciò che ci fa vivere emozioni bellissime… e quando non avrai più un libro, un autore, o un personaggio a tenerti compagnia… allora quello sarà il momento in cui prenderai una penna e un foglio e sarai TU e solo TU a far rivivere quel personaggio, nel suo universo e imparerai la magia delle parole, la magia delle storie e non ci sarà più lo spettro della depressione a minacciarti.

Sai una cosa?
Comprati un libro e tutto questo sarà tuo.

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