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Sir Heinrich Von Larsen

~ Qualunque storia, incomincia sempre con una lettera

Sir Heinrich Von Larsen

Archivi della categoria: Italiano

Il vecchio attore

02 venerdì Gen 2026

Posted by hvlars in Italiano

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Essere…
non essere più.
Questo è il problema.

Se sia più nobile, nella mente,
soffrire colpi di fionda
e dardi d’oltraggiosa fortuna,
oppure attendere inerme
il lento, spietato lavorìo del fato.

Io sono qui.
Su queste tavole.
Per l’ultima volta.

A vivere l’ultimo personaggio
prima che l’oblio, impadronendosi del mio spirito,
mi impedisca di vivere ogni vita,
ogni maschera, ogni voce.

Oh, concedimi ancora una volta,
o sommo Cronos,
una scintilla di fuoco!
Una musa che si levi
fino al cielo più lucido
del genio e dell’invenzione.

Concedimi un regno per teatro,
dove la maestà di Dioniso
allieta il pubblico
con gaiezza e letizia.

Queste tavole…
hanno visto tutti i miei personaggi.
Su queste tavole
sono stato giovane, vispo, feroce,
e poi…
vecchio scemo.
Il tuo tempo è finito.

L’oblio non ha fretta:
è paziente.
E tu, vecchio,
non puoi scappare.

Tavole mie,
compagne di una vita,
ora resterete sole,
ma… non per molto:
un altro verrà a prendere il mio posto.

Trattatelo bene.
Insegnategli tutto ciò
che avete insegnato a me
nel volger di una clessidra.

Tutto finisce.
L’ultimo riflettore è spento,
il pubblico è andato via,
e questo povero vecchio
indugia un po’ troppo
per l’ultima volta
su questo palco.

È tempo.
Che anche per me
cali il sipario.

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Di quella pira, e di altre fiamme

23 martedì Set 2025

Posted by hvlars in Italiano, Seriamente parlando...

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Grazie, e grazie soprattutto a ILDEBO che mi ha fatto scoprire una parola nuova “BIAS” e io che da perfetto giocherellone ha incominciato a canticchia la sigla di – Bia – la sfida della magia –  prima di comprendere la tragicità del significato
Perché il bias non è incanto. È inclinazione. È distorsione.
E quando orbita attorno a un analfabeta funzionale, può trasformare il pensiero in trazione integrale verso il burrone.
Quello che scrivi è prezioso, perché non è una posizione: è una confessione.
E la confessione, quando è sincera, è già pensiero.
Anch’io mi sento lento. Anch’io temo di arrivare tardi.
Ma non credo che la lentezza sia codardia.
È solo un altro modo di camminare.
Chi parte per primo non sbaglia per forza.
Ma chi parte dopo non è per forza in errore.
E se è vero che il tempo cuoce e l’acqua finisce, allora forse il pensiero è proprio ciò che ci resta quando tutto evapora.
Tu parli di staffetta.
Io ci credo.
Ma solo se chi corre non pretende di essere l’unico a sapere dove si va.
Il dubbio non è un bias.
È un modo per chiedere: “Sei sicuro di aver pensato?”
Non per accusare, ma per camminare insieme.

“Di quella pira l’orrendo foco…” cantava Manrico, con la voce di Verdi e il cuore in fiamme.
Ma oggi, mi chiedo: quale pira stiamo accendendo?
E soprattutto: per cosa?
Lo sciopero generale si fa per:

  • Stipendi da fame?
    No.
  • Sanità pubblica al collasso?
    No.
  • Scuole fatiscenti, trasporti indegni, pensioni da fame?
    Nemmeno.
  • Per Gaza.
    Che sia chiaro: il dolore di Gaza è reale. La solidarietà è nobile.
    Ma se la pira si accende solo per ciò che è lontano, mentre in casa nostra il fuoco brucia sotto il tappeto, allora qualcosa non torna.
  • J. K. Rowling autrice di quella storia che fu e viene letta forse più della bibbia HARRY POTTER quando descrive la storia del mondo magico racconta — prima del Decreto di Riservatezza del 1670: “Chi aiuta un Babbano mette legna alla sua pira.”

Ecco, io temo che stiamo mettendo legna ovunque, senza accorgerci che la pira è la nostra.
Che mentre gridiamo per Gaza, qualcuno ci sta togliendo il gas, il medico, l’insegnante, il futuro.

Ho parlato con ILDEBO che, come me, cammina piano.
Un “diesel”, dice lui. Riflessivo, lento, schernito.
E mi ha detto: “Mi vergogno quasi della mia lentezza, mentre il popolo corre.”
Ma io non credo che la lentezza sia codardia.
È solo un altro modo di camminare.
E se è vero che il tempo cuoce e l’acqua finisce, allora forse il pensiero è proprio ciò che ci resta quando tutto evapora.
Tu parli di staffetta.
Io ci credo.
Ma solo se chi corre non pretende di essere l’unico a sapere dove si va.
Il dubbio non è un bias.
È un modo per chiedere: “Sei sicuro di aver pensato?”
Non per accusare, ma per camminare insieme.
Perché il pensiero, quando è solo, ha bisogno di silenzio.
Ma quando è circondato, ha bisogno di coraggio.

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Il cavallo, la flottiglia e il dubbio

21 domenica Set 2025

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

≈ 6 commenti

Tag

dubbio, global sumud flotilla

Riflessioni tra mito, geopolitica e memoria

“Timeo Danaos et dona ferentes.” “Temo i Greci, anche quando portano doni.” Così Virgilio fa parlare Laocoonte, che guarda il cavallo lasciato dai Greci sulle spiagge di Troia. E io, oggi, guardo Gaza. Non la guerra — quella è troppo grande per le mie parole — ma le verità confezionate che ci girano attorno.

Chiariamo subito: non sono contro Israele, sono pro Gaza. Difendo il diritto di un popolo a non essere ridotto a bersaglio retorico, a non essere travolto da narrazioni tossiche che confondono l’aiuto con l’invasione, la solidarietà con la propaganda.

Il web si è infiammato per le parole del ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, che ha dichiarato che saranno trattati come terroristi. Apriti cielo. Ma io non voglio gridare vendetta. VOGLIO capire.

Ci sono enti come FAO e UNICEF che operano in zone di conflitto sotto la protezione di una biblioteca di leggi internazionali, tutte partorite dal Palazzo di Vetro. Ma la Global Sumud Flotilla? Si muove per scopi umanitari, certo. Ma se non è autorizzata, è semplicemente una flottiglia di navi che potrebbero invadere, con la scusa di portare aiuti.

Le navi che si avvicinano non portano solo viveri, ma anche simboli. E i simboli, si sa, pesano più del carico. (Mio nonno diceva che, nella Prima guerra mondiale, i treni ospedale venivano risparmiati. Nella Seconda, invece, quando si scoprì che trasportavano anche truppe e munizioni, furono attaccati senza tregua. La neutralità — come la speranza — è fragile, quando la guerra cambia forma.)

Non voglio speculare su certe voci che vedrebbero tra gli organizzatori membri di Hamas o altri gruppi terroristici. Non sono confermate. E come diceva mia nonna:

“Non dire A se non conosci l’intero alfabeto.”

Mi viene in mente Dunkirk. La flotta civile che partì per salvare i connazionali bloccati in Francia. Barche da pesca, yacht, traghetti: una marea di legno e metallo mossa da un solo impulso, quello di riportare a casa chi rischiava di morire. Nessuno parlò di invasione. Nessuno gridò al cavallo di Troia. Perché lì, il nemico era chiaro. E la salvezza, altrettanto.

Ma Gaza non è Dunkirk. Qui il nemico cambia nome ogni giorno, e la salvezza si mescola alla propaganda. Le navi che si avvicinano non portano solo viveri, ma anche simboli. E i simboli, si sa, pesano più del carico.

Allora mi chiedo: cosa distingue una flotta umanitaria da una provocazione? L’autorizzazione? Il contenuto? L’intenzione? O forse il contesto, quel groviglio di storia e mitologia che rende ogni gesto sospetto?

Temo anche le navi, quando portano speranza. Perché — in certi luoghi — la speranza è un lusso che si paga caro.

E io, per ora, mi fermo alla lettera D. DUBBIO.

Mentre cerco di dipanare i dubbi che scorrazzano nella mia testa come le bighe di Ben Hur, altre cose succedono in Italia. Cortei, striscioni, slogan. Premesso: hanno buoni intenti, portano speranza a un popolo in difficoltà. È nobile. Ma che utilità hanno?

Bloccheranno tutto — università, scuole, strade — e sorvolando ciò che direbbe mio padre (“ogni scusa è buona per non studiare”), mi chiedo: qual è lo scopo? E soprattutto: cosa gliene frega a Gaza?

Non è cinismo. È dubbio. Perché, se la solidarietà si trasforma in rituale, se il gesto perde il senso e diventa solo rumore, allora non è più aiuto. È teatro.

E se qualcuno usasse quelle manifestazioni per fare cose brutte? Lo so, sono paranoico.

MA HO MEMORIA!

Ricordo Genova, 2001. I cortei per il G8, le bandiere, gli slogan. E poi i Black Bloc, le infiltrazioni, le vetrine in frantumi, il caos. Bastò una scintilla — e la protesta diventò pretesto. E allora mi chiedo: posso aver paura?

Considerando che oltre un terzo della popolazione italiana è analfabeta funzionale, posso aver paura?

Posso temere che la rabbia, la confusione, l’ignoranza si mescolino in un cocktail esplosivo? Che il corteo diventi gregge, che lo slogan diventi dogma, che il pensiero critico venga travolto da un’onda emotiva?

Mi concedete di aver paura? Non chiedo certezze. Chiedo solo il diritto al dubbio. Perché il pensiero, quando è solo, ha bisogno di silenzio. Ma quando è circondato, ha bisogno di coraggio.

Non sempre parlare è un dovere. A volte, il gesto più onesto è tacere. Non per vigliaccheria, ma per rispetto.

Viviamo in un tempo in cui il silenzio è sospetto. Se non parli, sei complice. Se non ti schieri, sei nemico. Se non urli, non esisti.

Ma io non voglio esistere a forza. Voglio pensare. Voglio ascoltare. Voglio camminare in punta di piedi.

L’intellettuale non è un megafono. È un sismografo. Non amplifica. Registra.

Registra le crepe, le vibrazioni, i tremori. Non sempre interviene. A volte, si limita a sentire.

E io sento. Sento che il rumore è troppo. Che la parola è inflazionata. Che il pensiero, quando è solo, ha bisogno di silenzio. Ma quando è circondato, ha bisogno di coraggio.

Io non so. E non sapere, oggi, è un lusso. Un atto di resistenza.

“Cogito, ergo sum” – Penso quindi esisto. – , scriveva Cartesio. Ma io, oggi, preferisco Socrate: οἶδα οὐκ εἰδώς — So di non sapere.

E nel non sapere, cammino. In punta di piedi.

Colui che scrive lo fa con la voce di chi non cerca risposte facili.

Il suo pensiero cammina tra le rovine del mito e le contraddizioni del presente, con la grazia di chi sa che il dubbio è più nobile della certezza.

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Poesiando, pensando e perchè no aforismiamo pure :)

16 martedì Ott 2018

Posted by hvlars in Italiano, Musicando in musica

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Il tempo 

Stilla dopo stilla
veste il mio cuore
di giovane anzianità

Versione Haiku di Haruiko Yamanuchi

着る重ねた 時を脱げれば 皆子供

Si veste del tempo, uno sopra altro. Ma se posso svestirmi, sono un bimbo.

 

Il tempo

Nato dal futuro
Per vivere un attimo nel presente
Morendo nel passato
quasi sempre dimenticato.

Ciò che è, sarà stato
Ciò che non è ancora, presto lo sarà.

Tu silenzioso osservatore
che osservi la clessidra del tempo
con occhi senza emozioni
l’infinito presente colmo di emozioni
atte a diventare storia.

Tu che osservi tutto senza vedere nulla.
Per un momento rallenta
l’impietoso avanzare dei secondi
e osserva con nuovi occhi
con gli occhi di un bambino
ciò che accade dentro e attorno al tempo.
Tre parole (stesura originale)

Tre parole
che non potranno mai
essere pronunciate

tre parole che pur stando li
tra lingua e palato
mai potranno vedere la luce

tre parole il cui ardore, forza e passione
scalpitano come cavalli a lungo trattenuti

tre parole destinate
a morire in gola ancor prima di nascere
complice il troppo amore… oppressivo
dalle lunghe ali bianche che tengono
prigioniero il cuore.
Impedendogli di salire, crescere e di urlare al mondo…

Tre parole urlate ai quattro venti
in tutte le lingue… ma morte davanti a lei.

Tre parole da tutti conosciute ma mai
Ripetute in sua presenza!!!
La morte danzante

Ti attendo nera signora
come ultima e mai inaspettata visita.

Ti attendo inevitabile…
Senza ansia…

Se è vero che appari in forme e modi diversi;
vorrei che avessi le forme di un angelo
che danzando vieni a prendermi per l’ultimo viaggio
seguendo felice i tuoi passi rendendo a te
la mia anima stanca, dolce creatura
che mi hai rapito il cuore.

Dono a te come mio ultimo lascito
la mia vita terrena
aspettando il giorno del giudizio
riscaldato dal tepore delle tue movenze armoniose.
Grazie

Grazie
grazie
grazie…

se a queste sei lettere
fosse concesso il potere di spostare i pianeti
volgere il tempo a proprio favore
allora urlerei questa combinazione
di vocali e consonanti
con quanto fiato ho il corpo

Ma ahimè tale potere non è concesso.

Ragize
Giraze
Ragire

Per quanto esse siano musicali
tali combinazioni hanno solo il potere di far sorridere.
Per cui, altro non posso dire che… grazie

… e scusate se è poco!!!
Niente!

Perché stai piangendo?
Niente!

Perché la tua bocca ride…
ma i tuoi occhi sono tristi?
Niente!

Ti vedo che hai voglia di urlare contro il vento,
perché?
Niente!

Cos’hai?
Niente!

Allora perché il mondo è cosi incasinato…
Visto che non succede mai… niente!

Lo spirto guerrier
(ai miei genitori morti di cancro)

Lo spirto guerrier c’entro mi rugge
spirto guerrier bramante di vita,
scattante pronto a mille avventure
e indomabile davanti ai pericoli…

Questo spirito guerriero,
vestito di un corpo malato
unico appiglio ad andare avanti
arrancando di giorno in giorno
strisciando a testa alta
verso l’ultimo viaggio
che mi renderà finalmente libero

lo spirto guerrier c’entro mi rugge
dietro la prigione dei miei occhi!!!

 

Il cerchio

Nato dal futuro
Per vivere un attimo nel presente
Morendo nel passato
Quasi sempre dimenticato.

Ciò che è, sarà stato
Ciò che non è ancora, presto lo sarà.

Tu silenzioso osservatore
che osservi la clessidra del tempo
con occhi senza emozioni,
l’infinito presente colmo di emozioni
atte a diventare storia.

Tu che osservi tutto
senza vedere nulla.
Per un momento rallenta
l’impietoso avanzare dei secondi
e osserva con nuovi occhi
con gli occhi di un bambino
ciò che accade dentro
e attorno al tempo.

La natura abborrisce il vuoto
e sarà sempre riempito

Per questo vi è un equilibrio
che regola l’universo.

Mai potrà esserci la luce,
senza le tenebre
ne Ordine senza Caos
e meno che mai…
Una fine senza un inizio.

Non esisto

Non esisto
non sono mai esistito
nessuno mi vede
ma tutti mi cercano
non so niente
ma dicono che sono saggio,
per tutti ho una riposta
ma se pur miope
io vedo molto lontano
in un mondo dove l’effimero fa tendenza
io, cerco di essere una tazza vuota
non esisto
non sono mai esistito
sono niente oppure tutto
sono solo il vento che
ti accarezza i capelli
se puoi… ascoltalo.

Ave Maria Silenziosa
(nata per caso, ascoltando ‘Avemaria’ (Gounod) versione di André Rieu)

Ave Maria
Io ti prego non per me
Ma è per colei che
Il mio cuor palpita d’amor

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In Libreria.

09 venerdì Feb 2018

Posted by hvlars in Aforismi

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Entro in libreria e al commesso faccio questa domanda, di cui la versione completa sarebbe stata:’Buongiorno sto cercando un libro che parla del lavoro di un attore sul proprio corpo.’
-Buongiorno, sto cercando un libro…
Il commesso interrompe la frase chiedendo all’altro commesso – Noi vendiamo libri?
– Certo che vendiamo libri.
– E’ venuto al posto giusto, vendiamo libri, che libro cercava?
– Uno con le pagine stampate.- faccio io, se pensi di prendermi per il culo al me caschi molto male.
Gelo…
– Ma ci stai prendendo per il culo?
-Si, ma avete cominciato voi! Maurizio Battista docet.
Altro gelo: in sostanza faceva più freddo dentro che fuori.
Dopo una decina di secondi di stasi, finalmente arriva la domanda chiarificatrice…
-Che libro cercava?
-Stavo cercando un libro che parla del lavoro dell’attore sul proprio corpo.
-Mi dispiace non trattiamo l’esoterismo.
-Okeeyyyyyyyy, grazie molte di niente.
Ed esco.
L’ho sempre detto, tutto ciò che va oltre Topolino è scienza oscura….

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Ostia.

08 giovedì Feb 2018

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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Tag

#ostia

Normalmente non mi occupo di politica, ma per questa volta voglio fare un’eccezione; non riesco più a trattenere il rospo che ho in gola.

Ad ostia ci sono le mafie, si avete letto giusto ‘le mafie’ due, tre, sette non si sa però; tutto il decimo municipio sa che ci sono ‘le mafie’. Le mafie portano sparatorie, spaccio, prostituzione, come in tutto il resto del mondo, ma ultimamente di parla solo di Ostia come se fosse diventata il moderno vaso di Pandora.

Quando ci fu il commissariamento, venne fatta la fiaccolata ‘noi non siamo mafiosi’, dove circa un migliaio di cittadini ed esponenti della politica sia di destra che di sinistra vi hanno partecipato, il prefetto se ne è uscito con frase storica ‘solo 1000 su 250.000 sono intervenuti, segno questo che la popolazione di Ostia appoggia le mafie (mai che nessuno dia un numero preciso di quante sono).

A parte che ‘le mafie’ si combattono con altre fiaccolate unite ai forconi, ma a nessuno è venuto in mente che quei mille che si sono esposti, speranzosi che un gesto possa risolvere la situazione, sono gli ultimi fuochi di una circoscrizione che si è stufata di essere presa in giro. Il resto della popolazione quella che a detta del prefetto, ‘appoggia le mafie’, etichettata in questo modo, solo perché non si è presentata al corteo (e qui già incominciamo a discutere) si è stufata delle innumerevoli promesse (a vuoto), pretende dei cambiamenti da coloro che dovrebbero amministrare il territorio e non è andato giù l’essere etichettata dalla parte cattiva, perché non ha voluto/potuto partecipare alla fiaccolata.

Ma tutto questo preambolo, sarebbe mera retorica se non cercassi di spiegare cosa serva per risolvere il problema.

Non mi arrogo il diritto, di essere un tipo ‘sapone’, ‘sapereccio’ come diceva Ettore Petrolini intendendo quelle persone che sanno tutto e DEVONO dire a tutti quello che devono fare, perchè LORO sanno tutto; ma essendo un ostiano, mi sento di esprimere il mio parere, perché qui ad Ostia ci vivo.

Le mafie si combattono con la buona politica, e la buona politica (come tutto) pone le basi sulla cultura.

Non ci dobbiamo impaludare sul concetto che cultura sia il solo sinonimo di autori come Dante, Petrarca, Ungaretti e né sul fatto che sia figo decantare una poesia in inglese o francese.

Il concetto di cultura (da non confondere con ‘coltura’ data da programmi come il Grande Fratello, l’Isola dei Famosi, ect; il mondo va avanti e noi siamo ancora rimasti al concetto di piazza; farci vedere e farci ci i… ehm gli affari degl’altri.) racchiude in sé tutto ciò che la mente umana possa concepire, letteratura che si evolve da forma letteraria a forma viva, con attori vivi davanti ad un pubblico. Musica, che da meri segni su un foglio, danno vita ad emozioni se suonati, cantati andando a braccetto con gli attori, dando nuova linfa e nuove sfumature alla letteratura.

Cinema, ultimo nato e quindi ancora giovane (in fondo ha ‘solo’ 123 anni, il primo film, anche se in realtà è un test e considerato un documentario, dei fratelli Lumière, Auguste e Louis, risale al 1895, intitolato L’uscita dalle officine Lumière ‘La sortie de l’usine Lumière’) che è in grado di unire tutte le sopracitate discipline in un qualcosa che ha di magico.

Fare cultura non significa ‘solo’ ma significa ‘anche’ investire denaro. Fare cultura significa non dimenticare, significa ricordare, significa cercare e ricercare. Insieme ai teatri le sale cinematografiche sono spazi di aggregazione importanti e vanno riqualificati con la creazione di aree studio, aree dessay, aree di discussione e di incontro, aree gioco tematico per bambini. Spazi dove poter parlare di tecnica cinematografica, di attori e registi che hanno fatto la storia del nostro cinema ma che hanno anche rappresentato sul grande schermo la nostra società. Piccole sale o grandi sale, multisala o arene, spazi destinati alla cultura dell’immagine in movimento che vanno sostenute con iniziative e con una seria formazione.

Attività che hanno l’onore di togliere ragazzi dalla strada, facendo conoscere loro un mondo che ha origini molto antiche, prima dell’impero Romano e che ancora oggi vengono rappresentate.

Fare teatro non è, una cosa da sfigati o una terapia di gruppo per poveri emarginati, se vedete questo avete visto solo ‘il cocuzzolo’ della parte emersa dell’iceberg.

Significa dare un alleggerimento del disagio sociale e delle difficoltà familiari che grazie alla cultura diffusa del teatro, soprattutto quello amatoriale, diviene base per nuovi saperi oltre ad essere un valido supporto di aggregazione e di utilità sociale. Circa l’80% della produzione teatrale nel Lazio viene sostenuta da compagnie teatrali amatoriali che portano lo spettacolo dal vivo anche nei piccoli centri, dove non esistono strutture idonee, nelle piazze, negli spazi desueti all’arte teatrale, sia per necessità che per desiderio di sperimentazione e senza che questo freni in alcun modo l’entusiasmo del teatrante e del pubblico. La necessità di sostenere questi operatori silenziosi della cultura e le strutture che li ospitano, e che lavorano come associazioni culturali, è quindi indispensabile ed imprescindibile. Un progetto di protezione e crescita di spazi e compagnie non professionistiche, che sono il vero motore di una rinascita teatrale, appare necessario soprattutto in quelle periferie dove il degrado e la criminalità hanno devastato il tessuto sociale.

La musica, la danza, il balletto vanno portati nei piccoli centri, nei piccoli spazi, e grande risalto deve essere dato ai giovani artisti, ai giovani operatori culturali, alle loro idee ed al loro desiderio di esprimersi e di appassionarsi alla vita.

Attraverso la cultura di comunità, di scambio, di aiuto reciproco; di difesa del bene pubblico. Proviamo insieme a considerare l’economia sociale come un’opportunità per consolidare legami ed il desiderio di comunità. Il X Municipio (ma il discorso è valido in tutti i campi) cambierà se insieme torneremo a dare la meritata dignità alla sua storia, alla sua cultura, facendo rivivere la sua aria di libertà nella produzione artistica e culturale come anche nella sua cultura popolare. Potrà cambiare soltanto se, lavorando insieme, riacquisterà l’autorevolezza del suo ruolo all’interno di Roma come crocevia di fedi, di religioni, di rapporti diplomatici e di scambi dove lo sguardo verso il sud del mondo incontra il mediterraneo e lo avvicina all’Europa unita. Fare teatro oltre che attività di spettacolo è sinonimo di inclusione, di crescita, di formazione, di creazione di nuove professionalità.

Queste sono le basi della cultura, ma non è solo questo: è sport, è andare ai musei, viaggiare ovvero fare tutte quelle attività che permettono di aprire la mente e che si possono fare sia da soli che in gruppo.

Paradossalmente, una delle accezioni di ‘cultura’ è ‘aggregazione’.

Il X municipio, sta incominciando a diventare una società multietnica, perché non sfruttare questa occasione per evolverci noi stessi e dare un esempio di accettazione all‘integrazione (molti sono i segnali, basta VOLERLI vedere) con quelli che con disprezzo chiamiamo extracomunitari?

Sul nostro territorio, nell’Ostia Levante c’è da più di vent’anni la scuola di teatro gestita dal Maestro Gianni Pontillo, che punta ad insegnare con percorsi formativi mirati, in un arco di studi di tre anni di cui da qualche anno è diventata ‘Centro di Formazione artistica Accademia di Teatro Dafne 1’.

Da più o meno lo stesso tempo, più di vent’anni, c’è la scuola di musica Acqua Rossa, gestita dal Maestro Bruno Rosati ed altre strutture come Mondo musica, FDM la Fabbrica della Musica, School of rock, di sicuro più giovani, ma sempre ad Ostia Levante.

Ostia Ponente invece ci sono poche strutture che con cocciutaggine vogliono dare, o per meglio dire RIdare lustro a questa parte del territorio.

Dal Teatro Fàrànume, gestito dal Maestro Serafini e dalla signora Maccari, che nonostante tutti i problemi di Ostia ponente, prosegue le sue attività, senza mai aver perso la speranza, ad altre strutture come Ma che musical, Associazione Culturale Arcadia, Readarto officine artistiche.

Perché Ostia Levante ha un comando di Polizia e uno di Carabinieri, mentre Ostia Ponente solo uno di Carabinieri sezione stradale, i quali non prendono denunce dirottando al Comando di via di Fabbri Navali (Ostia Levante)?

Sia chiaro che non è intenzione di cui che scrive, denigrare in alcun modo l’operato dei due corpi di difesa preposti alla sicurezza del cittadino.

Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;

ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione, reso freddi i miei amici,

infuocato i miei nemici.

E qual è il motivo? Sono un ebreo.

Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di un cristiano?

Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo?

Se ci avvelenate noi non moriamo?

E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?

Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.

Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta.

La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica;

e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.

[William Shakespeare Mercante di Venezia Monologo di Shylock]

Scusate, ma non ho saputo resistere, ma questo monologo con le dovute eccezioni è ciò che sentono i cittadini di Ostia Ponente nei confronti di Ostia Levante.

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Quando hai a che fare con una testa di cazzo…

15 venerdì Dic 2017

Posted by hvlars in Il genio della Lande., Italiano

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Premessa: sono quattro mesi che sto ospitando oltre al genio delle lande ondulate e plissettate anche un suo amico, temporaneamente arroccato al salone.  A detta del genio, il suo amico è uno stronzo che se ne approfitta, ecc. ecc.

(dal momento che è il genio a dirlo, io ho molti dubbi)

E’ quasi un mese che il genio mi rompe i coglioni, sul fatto che non sopporta più il suo amico bla bla e mi prega di mandarlo via. ok e mi invento una scusa. Ora un altro coinquilino, Aloisio (nome inventato), ha lasciato la stanza a causa di un grosso problema (la sorella ha il cancro e non passa giorno che io preghi per lei, il cancro ha portato via i miei genitori, amen).

Ieri, mentre sbranavo una mezza ala di tacchino con il genio abbiamo intavolato il discorso, amico del genio. ‘non voglio che rimane, perchè mi sta portando sfiga, visto che hai una stanza libera, metti l’annuncio cosi la riaffitti in un attimo.’ io rispondo ‘non posso mettere l’annuncio fino a che lui (l’amico del genio ndr) è ancora dentro casa, causa correttezza e sopratutto non dirgli nulla’ ovviamente ha ripreso il discorso ma sai sono più soldi che entrano, tutti abbiamo bisogno di soldi… il fatto che mi fanno i conti in tasca, la cosa mi fa imbufalire, in un modo che non si può raccontare. Quaranta minuti dopo arriva l’amico del genio ‘il genio ha detto che tu hai una stanza libera bla bla bla, ovviamente non potevo dirgli di no e abbiamo concordato un nuovo prezzo.

Oggi, sistemando le ultime cose per rendere la stanza pronta, arriva il genio al quale gli dico ‘come fa l’amico tuo a sapere che io ho una stanza libera?’ Cadendo dalle nuvole, gli spiego quello che mi ha detto, aggiungendo:

‘Eppure mi ricordo perfettamente, perchè ero li quando ti ho detto, di non dirgli nulla.’

‘Quello stronzo no ha capito niente, io mica ho detto che c’avevi una stanza libera, lui mi ha chiesto di Aliosio e io gli ho detto che era andato via, perchè che la sorella ecc. ecc.’

‘Non ti viene in mente, che con parole differenti gli hai detto che ho una stanza libera e lui, giustamente, si è tuffato? Dire la stessa cosa usando parole differenti, si chiama semantica.’

E il genio si esibì nel suo repertorio di bestemmie aggiungendo d’ora in poi mi faccio i cazzi miei e tu (a me) gli potevi dire di no e che cazzo. L’armadio ha aperto le ante e mi ha abbracciato, nello scricchiolio delle ante che si aprivano ho sentito ‘respira, tranquillo, rilassati non è successo niente.’

 

 

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Lo stupro!!!

21 domenica Ago 2016

Posted by hvlars in Italiano, Seriamente parlando...

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#stupro

Ciò che leggete, è un estratto di uno spettacolo denominato ‘In vino veritas’, ed è una raccolta di monologhi riguardanti il vino.

Vi è una canzone, allegra che ha come protagonista, il vino, cantata dal grande Gigi Proietti.

Solitudine, amarezza, delusione tutti temi che portano ad abbracciare la bottiglia di vino; uno di questi monologhi è lo stupro, da sapore amaro. Visto dagli occhi di chi:

LO STUPRO 

Se ti capiterà di essere stuprata non ti crederà nessuno. Non solo. Il più delle volte ti ritroverai tutta la famiglia contro. Se lo stupro avverrà fuori casa ti diranno sempre che è colpa tua. Te la sei voluta. Sicuramente ci stavi, l’hai provocato, che menti spudoratamente e sei tu la sgualdrina e vuoi rovinare la vita del tuo stupratore. Se è impossibile mettere in dubbio la tua parola ed è dimostrabile, in modo concreto, il fatto che tu sia stata stuprata, allora diranno che lui è malato, è stato colto da un raptus, o era sotto l’effetto di strane droghe. Nessuno ti chiederà come mai eri costretta a prendere il tram, bus, la metro in periferia a tarda ora. Nessuno si interrogherà sulla tua situazione economica. a nessuno importerà di te e non ti crederanno mai. In qualunque luogo avverrà lo stupro sappi che  ti tratteranno da puttana, Dopo lo stupro avrai la sensazione di essere stata stuprata mille volte da tutte le persone che ti hanno usata e ti hanno violentata ancora per raggiungere i loro obiettivi. Potresti chiederti se hai fatto bene a raccontare, se effettivamente questo era il modo attraverso il quale volevi superare la tua brutta esperienza, se non era meglio che te ne stavi chiusa in casa. Potresti chiederti tutto questo ma dovrai innanzitutto ricordare che tu sei più importante di tutti i fottuti stronzi e le stronze che ti girano attorno come avvoltoi in attesa che il tuo cadavere gli sia utile per legittimare qualunque cosa. Perciò, se ti capitasse di essere stuprata, puoi fare alcune cose ricordandoti però che la violenza non è meno violenza quando accade altrove.

Quella sera avevo bevuto e abbiamo flirtato, ci siamo anche baciati. Ma quando sei andata a dormire nella stanza degli ospiti e ti chiesi se avessi bisogno di un compagno di ‘coccole’, rispondesti con un ‘no’ chiaro e tondo.

Più tardi, quando mi intrufolai nel tuo letto e tu dicesti nuovamente ‘no’. Cominciai a soffocarti, hai lottato, dicendo di ‘no’ con tutto il tuo corpo. Lottavi, lottavi e gridavi e piangevi poi… all’improvviso… il silenzio… perdonami perché io…non potrò mai perdonarmi…

Nonostante tutti i miei buoni propositi non riesco a, come si dice qui a Roma, tenermi il cecio in bocca.

 Ogni volta che in giro per Ostia, o sul web, e vedo i manifesto contro la violenza delle donne mi fermo a pensare; più mi fermo a pensare, più mi rendo conto che vi è un errore… un vizio di forma.

Intendiamoci, il vizio di forma non è nel voler denunciare questa aberrazione ma, nel modo  con cui essa viene denunciata.

Nell’immaginario collettivo, quando si parla di violenza sulle donne, si pensa subito allo stupro obliando le altre facce della Violenza sulle donne, ovvero: VIOLENZA FISICA, SESSUALE, PSICOLOGICA, ECONOMICA E STALKING.

Concentriamoci, per adesso sulla violenza sessuale.

Con un esempio alla spicciola, poniamo che  lo stupro sia un raffreddore. Ogni volta che io ho il raffreddore, prendo l’aspirina per debellare la malattia. Se però ogni volta che piove, o che fa freddo io non mi copro o sto al caldo avrò sempre il raffreddore.

Ora,  lo stupro in se è solo un vile atto meccanico, e se tutto si fermasse qui, allora altro non è che un mero spreco di parole e di inchiostro digitale.

Non mi stancherò mai di denunciare il fatto che viviamo in una società  misogena e patriarcale

 

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I morti non dimenticano

09 sabato Lug 2016

Posted by hvlars in Italiano, Seriamente parlando...

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Quest’articolo è un evoluzione di ciò che ho scritto su Facebook.

Purtroppo Facebook non permette una formattazione evoluta, per cui lo ripropongo qui.

11 Settembre 2001: Stati Unit – attentato alle torri gemelle, New York, dove morirono 2.752 persone, tra queste 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti.
Noi subito a dire ‘siamo tutti americani…’ tutta L’Italia si fermò per un quarto d’ora per omaggiare i morti di quella tragedia.

7 e il 9 Gennaio 2015: Francia – attentato agli uffici del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, e il supermercato Kosher Hyper Cacher, a Porte de Vincennes. Rimasero uccise diciassette persone.
Noi subito a dire; ‘Je suiss Cherlie Hebdo’ e subito a mettere la nostra foto con la bandiera francese. Il presidente francese François Hollande ha dichiarato ‘Chiunque abbia sfidato al Francia, ha sempre perso!!!’ Peccato che a Waterloo stanno ancora ridendo…

22 Marzo 2016: Belgio – Aeroporto di Bruxelles, ci sono state due esplosioni presso la sala delle partenze dell’aeroporto di Bruxelles-National verso le ore 8:00 del mattino: una esplosione vicino ai banchi di accettazione delle compagnie American Airlines e Brussels Airlines e l’altra vicino ad una caffetteria Starbucks.
Stazione della metropolitana Maelbeek/Maalbeek, una terza esplosione ha avuto luogo sul vagone centrale di un convoglio della metropolitana nel centro di Bruxelles. Il treno stava viaggiando tra le stazioni di Maelbeek/Maalbeek e Schuman alle ore 9:11 locali.
32 morti e 250 feriti.
Noi subito a piangere ‘Ma come si fa, che bastardi….’

Siria, secondo il modo di pensare tutto italiano… ‘che ce frega, so abituati a fasse sparà!’

1° luglio 2016: Bangladesh – Dacca; alle ore 21:20 locali, sette terroristi hanno aperto il fuoco all’interno del ristorante Holey Artisan Bakery situato nel quartiere diplomatico di Gulshan della capitale, non distante dall’ambasciata italiana. Dopo aver lanciato alcune granate a mano hanno preso in ostaggio alcune decine di ostaggi ed ucciso due poliziotti durante una sparatoria con le forze dell’ordine. Ventidue (9 italiani, 7 giapponesi, 5 bangladesi, 1 indiano e 1 statunitense) stranieri e sei attentatori sono morti durante l’attacco mentre uno dei terroristi è stato catturato e tredici ostaggi liberati dalle forze armate bangladesi, mentre sono state ferite altre cinquanta persone, principalmente militari.
Noi che abbiamo fatto un casino assurdo per i cazzi dell’altri (scusate, ma capirete perchè uso queste parole forti) ci si aspetta che per i nostri connazionali, che si trovavano in Bangladesh, siamo pronti a scatenare l’inferno..’Si ferma ai quarti l’avventura dell’Italia a Euro 2016. A Bordeaux la lotteria dei calci di rigore premia la Germania, che vince 7-6 e vola in semifinale. Dopo un primo tempo con poche emozioni, i tedeschi la sbloccano al 65′ con Ozil. Boateng ferma con le mani un colpo di testa di Chiellini e al 78′ Bonucci pareggia su rigore. Ai supplementari non cambia nulla: ai rigori l’errore decisivo è di Darmian dopo gli sbagli di Zaza, Pellè e Bonucci.‘ però va detto che prima della partita hanno mantenuto un minuto di silenzio… ‘zo pe!

Nessun giornale parla dei nove italiani TORTURATI, MUTILATI E UCCISI, perchè?

-Se stavano a casa non sarebbero morti.- se mio nonno aveva tre palle era un flipper.

Chi erano e perchè stavano lì?

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–Simona Monti: Non  ha fatto nemmeno in tempo a fare tutti gli esami per sapere come stava il bambino che aveva in grembo. Lavorava per la Mauli Spa di Revello (Cuneo) ed era a Dacca da circa un anno, per occuparsi di controllo di qualità nelle ditte fornitrici locali. Gli Italiani uccisi non sono nove, ma dieci!!!

–Marco Tondat: 39 anni, era andato a lavorare a Dacca, come supervisore di un’azienda tessile, per assicurare un futuro migliore alla figlia di 5 anni. Originario di Spilimpergo, si era poi trasferito a Cordovado, sempre nel Pordenonese. Era separato, e in Italia aveva trovato solo occupazioni stagionali. Così un anno fa aveva deciso di andare in Bangladesh.

–Christian Rossi: Doveva tornare proprio venerdì a casa, a Feletto Umberto, una frazione del comune di Tavagnacco, Udine, per passare le ferie con la moglie e le due bimbe, gemelline di tre anni. Aveva deciso di ritardare la partenza di un giorno per concludere gli affari e anche per quella cena di lavoro che è stata l’ultima. Manager della Bernardi, azienda d’abbigliamento friulana, comprava i tessuti. Dopo il fallimento del gruppo tessile, sfruttando le conoscenze nel settore, aveva deciso di mettersi in proprio fondando con un socio un’azienda di consulenza e di intermediazione.

–Nadia Benedetti: Manager di successo, che girava il mondo in continuazione e aveva scelto Dacca come sua seconda casa. Il padre, fondatore della Bengler in via Cassia, l’aveva accompagnata in Bangladesh per insegnarle quello che sarebbe stato il suo lavoro: raccogliere ordinazioni dalle più importanti case di moda in Europa e negli Usa, scegliere le stoffe in Cina e in Australia, seguire la produzione sul posto (era specializzata in maglieria) fino alla spedizione.

– Adele Puglisi: Nella capitale del Bangladesh Adele lavorava come manager per Artsana da aprile del 2014.

– Claudia Maria D’Antona: 45 anni e gli ultimi 5 li aveva passati a fare la spola fra la Brianza e il Bangladesh, dove aveva aperto un’azienda tessile, la Star International. Pochi dipendenti e molta iniziativa imprenditoriale.

– Claudio Cappelli: 45 anni e gli ultimi 5 li aveva passati a fare la spola fra la Brianza e il Bangladesh, dove aveva aperto un’azienda tessile, la Star International.

– Maria Riboli: Per Luciano Davanzo, amministratore delegato del gruppo Imprenditori tessili di Milano, era stata una sorpresa, anni fa, incontrare a 8 mila chilometri di distanza, in Bangladesh, una ragazza del suo paese, un paese di mille abitanti, Vigano San Martino. Maria l’aveva lasciato dopo il matrimonio per trasferirsi con il marito Simone Codara, 43 anni, a Solza, altro minuscolo centro, ma in tutt’altra zona della provincia di Bergamo, verso la pianura.

– Vincenzo Dell’Estro: Impiegato in un’azienda tessile,

Io mi sarei aspettato che noi tutti italiani, come un sol uomo, giù in piazza al suono:

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d’Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Sù, giovani schiere,
sù al vento per tutto le nostre bandiere
Sù tutti col ferro, sù tutti col foco,
sù tutti col nome d’Italia nel cor.

Invece… ‘Aho pe colpa dei sti quattro crucchi (Kroos, Draxler, Hummels, Kimmich, Boateng, Hector) semo fori dar mondiale’

Io non ho parole, e ho finito pure le parolacce… voi?

Concludo questo articolo con le parole di Magdi Cristiano Allam.

Da un ristorante all’obitorio, dall’autopsia al dimenticatoio. Che fine hanno fatto i nove italiane barbaramente massacrati dai terroristi islamici a Dacca?

Il governo del Bangladesh ha espresso un livello di umanità e di civiltà proclamando due giorni di lutto nazionale. In Italia non è stato neppure indetto un minuto di silenzio in ricordo dei nostri connazionali.
Di loro ormai non si parla più. Ci saranno dei funerali di Stato? Le esequie funebri saranno celebrate separatamente? Quando? Dove?
Possibile che il Governo italiano non abbia ritenuto di dover tributare il lutto nazionale per la più grave strage di italiani perpetrata dal terrorismo islamico? Possibile che si sia deliberatamente scelto di parlarne il meno possibile fino al punto da farne dimenticare la memoria?

 

 

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IL Medio Evo, non se n’è mai andato.

31 venerdì Lug 2015

Posted by hvlars in Seriamente parlando...

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Da un archivio, ho ritrovato questo articolo… lo so è vecchio di quasi un anno

Stavo allegramente girovagando su facebook, in attesa che un rendering di un modello 3d si completasse che  mi capita di leggere un post condiviso da una mia amica.

“Ieri sera torno a casa dal lavoro di fretta, erano le dieci meno dieci e alle 22 e 01 la nostra astronauta Samantha Cristoforetti  doveva lasciare la Terra – prima donna italiana – per elevarsi a 400 km dal suolo, scrivere la storia e portare le italiane e l’Italia tra le stelle, sulla Stazione Spaziale Internazionale. Samantha Cristoforetti (Milano, 26 aprile 1977) è un'aviatrice e astronauta italiana.     Laureata in ingegneria all'Università Tecnica di Monaco di Baviera, laureata in Scienze Aeronautiche, Sciabola d'Onore per meriti accademici; in qualità di pilota militare si è specializzata presso la scuola di volo per piloti militari ENJJPT (Euro-Nato Joint Jet Pilot Training) di Wichita Falls, in Texas.     Ha accumulato più di 500 ore di volo su aerei da addestramento e combattimento.     Nel maggio 2009 è stata selezionata come astronauta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA), prima donna italiana e terza europea in assoluto dopo la britannica Helen Sharman (in missione nel 1991) e la francese Claudie André-Deshays (2001). Alla selezione, che prevedeva la scelta di sei astronauti, avevano partecipato più di 8500 aspiranti.     Il 30 novembre 2014 raggiungerà a bordo di una Sojuz la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per una missione della durata di 6-7 mesi e sarà la prima donna astronauta italiana a volare nello spazio.     Grazie Samantha, porta l'Italia tra le stelle!
La 37 enne della provincia di Trento parla italiano, tedesco, inglese, francese e russo; laureata a Monaco in ingegneria meccanica, pilota espertissimo, specializzata in Texas, selezionata tra quasi 9000 candidati preparatissimi (super-genio tra i geni) ma rimanendo sempre umile: insomma l’esempio di quanto di buono può fare una persona col proprio corredo di neuroni quando ha volontà, dedizione e coraggio. Un esempio da mostrare nelle scuole elementari. Neanche mi levo la giacca e corro in salone. Accendere il pc richiederebbe troppo tempo e lo streaming mi farebbe osservare in leggera differita un evento che invece volevo vivere in diretta. Accendo la televisione nella sicurezza di trovare le immagini della nostra astronauta, non certo a reti unificate, ma almeno sul primo canale “

Viene fatto un nuovo lancio? Wow una italiana farà parte dell’equipaggio era da tanti anni, se non erro dall’ultimo shuttle andato distrutto, quindi posso sperare che ‘Un grande passo per l’umanità, un piccolo passo per lItalia.

Lo so, lo so che Neil Armstrong ha detto ‘Questo è un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità’ ma spero che abbiate capito…

Dovremmo essere contenti, del fatto che forse, non si parlerà del nostro paese per le cazzate che facciamo, ma perchè una di noi è stata nello spazio… e mentre il mio amor di patria, tentava di rifiorire leggo questi post… e cadde (l’amor di patria) come corpo morto cadde.

Veramente una vergogna tutta Italiana… Interrompere una radiocronaca del derby per dare spazio ad un lancio con la prima donna italiana a bordo è stato sicuramente uno dei momenti più bui della radio. Ci sono state molte altre missioni con donne a bordo, non vedo la storicità dell’evento!

Ma come, pensai, una delle poche donne che non mostra il culo e non sventola le tette; ma fa una cosa che dovrebbe (formula dubitativa) dare lustro a questo paese… ma forse non ho letto bene… ‘Mamma mia che cesso di donna che abbiamo mandato su’ magari la prossima volta mandiamo la Minetti… meglio di no magari gli esplodono le tette e ci tocca pagare i danni. Quando io esprimo le mie paure, sul fatto che le giovani generazioni stanno vivendo un fenomeno di ‘Analfabetizzazione funzionale o di secondo livello’ vengo tacciato come cui che non capisce niente, o peggio ‘sei il solito esagerato’ per cui rispondo con ‘Nemo propheta in partia!’ (Nessuno è profeta nella propria patria) per poi cadere con un tonfo sordo entrambe le palle quando dicono ‘Fai tanto il letterato e ti metti a citare il film della Pixar ‘Alla ricerca di Nemo.’ Bene, essendo io un maschio (e lo so perchè almeno un paio libri di anatomia elencano l’attrezzatura di serie proprio del genere maschile, della quale il sottoscritto dispone) e quindi per antonomasia adoratore di culi e tette svolazzanti, nonchè fervido tifoso del calcio, urlerò quanto segue… Samantha Cristoforetti E’ TORNATAAAAAAAAA e fanculo a tette culi e calcio.
Chiudo questo post con una frase che sicuramente farà arrabbiare molti, per la forte impronta maschilista “Le Donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di ‘mostrare’ nulla, se non la loro intelligenza.’ On. Rita Levi Moltalcini ((Torino, 22 aprile 1909 – Roma, 30 dicembre 2012)

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