Essere…
non essere più.
Questo è il problema.

Se sia più nobile, nella mente,
soffrire colpi di fionda
e dardi d’oltraggiosa fortuna,
oppure attendere inerme
il lento, spietato lavorìo del fato.

Io sono qui.
Su queste tavole.
Per l’ultima volta.

A vivere l’ultimo personaggio
prima che l’oblio, impadronendosi del mio spirito,
mi impedisca di vivere ogni vita,
ogni maschera, ogni voce.

Oh, concedimi ancora una volta,
o sommo Cronos,
una scintilla di fuoco!
Una musa che si levi
fino al cielo più lucido
del genio e dell’invenzione.

Concedimi un regno per teatro,
dove la maestà di Dioniso
allieta il pubblico
con gaiezza e letizia.

Queste tavole…
hanno visto tutti i miei personaggi.
Su queste tavole
sono stato giovane, vispo, feroce,
e poi…
vecchio scemo.
Il tuo tempo è finito.

L’oblio non ha fretta:
è paziente.
E tu, vecchio,
non puoi scappare.

Tavole mie,
compagne di una vita,
ora resterete sole,
ma… non per molto:
un altro verrà a prendere il mio posto.

Trattatelo bene.
Insegnategli tutto ciò
che avete insegnato a me
nel volger di una clessidra.

Tutto finisce.
L’ultimo riflettore è spento,
il pubblico è andato via,
e questo povero vecchio
indugia un po’ troppo
per l’ultima volta
su questo palco.

È tempo.
Che anche per me
cali il sipario.